martedì, Febbraio 3

Scontri al corteo Askatasuna, tre arresti per i pestaggi: chi sono i protagonisti della guerriglia urbana

Anche per loro non emergono precedenti penali legati a scontri di piazza. Un elemento che rafforza, secondo gli investigatori, l’idea di una mobilitazione trasversale, capace di attirare soggetti diversi accomunati dalla disponibilità allo scontro.

La Procura valuta reati pesantissimi

La Procura di Torino è ora al lavoro per valutare l’impianto accusatorio definitivo. Tra le ipotesi sul tavolo ci sono i reati di devastazione e, per quanto riguarda l’aggressione al poliziotto, anche quello di tentato omicidio.

Decisiva sarà l’analisi dell’informativa completa della Digos e dei numerosi filmati raccolti durante la manifestazione. Le immagini mostrano una violenza organizzata, con gruppi incappucciati armati di oggetti contundenti.

Un network che va oltre i confini italiani

Nel frattempo, le indagini si allargano. Tra il 29 e il 31 gennaio, ai caselli autostradali e nei controlli preventivi, sono state fermate 772 persone ritenute vicine all’area antagonista. Di queste, 54 erano straniere, in prevalenza francesi, ma anche provenienti da altri Paesi europei.

Secondo gli inquirenti, si tratta di un network antagonista internazionale, consolidato negli anni anche attraverso esperienze comuni come le mobilitazioni in Val di Susa.

La rivendicazione degli antagonisti

Nonostante arresti e indagini, l’area antagonista non arretra. In un comunicato diffuso sui social, viene espressa solidarietà ai tre arrestati e rivendicata politicamente la manifestazione del 31 gennaio, definita un successo capace di portare in piazza oltre 50mila persone.

Nel testo, la gestione dell’ordine pubblico viene definita repressiva e si parla apertamente di una deriva autoritaria. Una lettura che si scontra frontalmente con quella della Procura e delle forze dell’ordine, che descrivono invece una giornata di violenza pianificata e fuori controllo.

Torino resta ora in attesa di ulteriori sviluppi giudiziari, mentre la città fa i conti con ferite materiali e simboliche che difficilmente si rimargineranno in fretta.

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