domenica, Giugno 21

Elezioni di medio termine in Argentina, affluenza record negativo: testa a testa tra Milei e la sinistra

Si sono chiuse alle 18 ora locale le urne per le elezioni legislative di metà mandato in Argentina. Secondo i dati ufficiali, ha votato solo il 61% degli aventi diritto, la percentuale più bassa dal ritorno alla democrazia nel 1983. Un segnale di disaffezione politica che accompagna una competizione segnata da un testa a testa tra il presidente Javier Milei e la coalizione progressista di sinistra Fuerza Patria (Fp).

Affluenza ai minimi e incertezza politica

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Le prime proiezioni diffuse dai media locali indicano un equilibrio quasi perfetto tra i due principali schieramenti: La Libertad Avanza (Lla), il movimento ultraliberista del presidente Milei, si attesta intorno al 36%, mentre Fuerza Patria raccoglie circa il 34%. La bassa affluenza – mai così bassa da oltre quarant’anni – rischia di complicare la governabilità e la legittimità politica del risultato.

La posta in gioco per Milei

Per il presidente argentino, le elezioni rappresentano una prova decisiva a due anni dal suo trionfo del 2023, quando aveva conquistato il potere con il 56% dei voti. Milei punta a rafforzare la sua maggioranza in Parlamento, occupando metà dei seggi alla Camera e un terzo del Senato, così da imprimere un’accelerazione alle riforme economiche sostenute anche dagli Stati Uniti di Donald Trump.

Washington ha promesso un pacchetto di aiuti da 40 miliardi di dollari per stabilizzare il peso argentino e sostenere l’esecutivo, ma il consenso interno del leader libertario appare in calo. Secondo gli ultimi sondaggi, Milei è sceso al 38% di popolarità, complice l’impatto delle sue politiche di austerità e di forti tagli alla spesa pubblica, soprattutto nei settori di sanità ed educazione.

Scandali e crisi di immagine

Ad appannare ulteriormente la sua immagine sono diversi scandali che hanno coinvolto il suo entourage. Il presidente, che aveva promesso di combattere la “casta politica corrotta”, è finito sotto accusa per il caso della meme-coin “Libra”, una criptovaluta da lui promossa sui social e poi crollata in borsa, danneggiando centinaia di investitori.

Altri casi riguardano la sorella Karina Milei, sospettata di mazzette nell’acquisto di forniture mediche, e il candidato di punta del movimento in provincia di Buenos Aires, Luis Espert, ritiratosi dopo la scoperta di finanziamenti illeciti provenienti da un narcotrafficante condannato negli Stati Uniti.

La sinistra punta sulla stanchezza del Paese

Dall’altra parte, il peronismo progressista di Fuerza Patria tenta di sfruttare la crescente stanchezza dell’elettorato. Priva della sua storica leader Cristina Kirchner – agli arresti domiciliari per corruzione – la sinistra ha puntato sul governatore della provincia di Buenos Aires, Axel Kicillof, cercando di capitalizzare il malcontento diffuso verso il governo centrale.

Secondo gli analisti, Kicillof rappresenta l’ultima speranza di un movimento peronista che tenta di rilanciarsi dopo anni di divisioni interne e scandali. Il partito si concentra sul malessere sociale e sulla promessa di restituire stabilità economica senza “lacrime e sangue”.

Mercati e Stati Uniti osservano con attenzione

Con un risultato incerto e senza un chiaro vincitore, saranno i mercati internazionali – e in particolare Washington – a dettare il ritmo delle prossime settimane. Gli investitori guardano con preoccupazione alla tenuta politica di Buenos Aires e all’evoluzione del peso argentino. Se le urne non offriranno un verdetto netto, l’influenza degli Stati Uniti e del Fondo Monetario Internazionale potrebbe risultare decisiva per la sopravvivenza politica di Milei.

Un voto tra rabbia e disillusione

Il voto del 2025 segna una fase di profonda disillusione nella società argentina. Nonostante il calo dell’inflazione – scesa dal 200% al 31% – e il pareggio di bilancio raggiunto dal governo, i tagli sociali e la crisi di fiducia verso le istituzioni hanno pesato sull’affluenza. Il 61% di partecipazione è un segnale chiaro: gran parte del Paese non crede più che la politica possa cambiare davvero le cose.

Nel frattempo, un episodio di tensione ha animato la giornata elettorale: il portavoce presidenziale Manuel Adorni è stato insultato ai seggi da alcuni elettori che lo hanno definito “traditore della patria”. Adorni ha replicato invitando “tutti i cittadini ad andare a votare” e rivendicando i progressi istituzionali del sistema a scheda unica.

In attesa dei risultati definitivi, l’Argentina si prepara a una lunga notte di conteggi e interpretazioni. Il Paese è diviso, il consenso traballa e la nuova ondata di incertezza politica rischia di avere conseguenze ben oltre Buenos Aires.

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