Nel frattempo Russotto si è scusato pubblicamente ed è stato reintegrato in azienda, spostato però ad altra mansione. Tra le opzioni difensive aperte, non si esclude il patteggiamento, che potrebbe evitare un passaggio in aula.
La famiglia cambia idea: “Non volevamo conseguenze così pesanti”
Ma c’è un colpo di scena. La posizione della famiglia, negli ultimi giorni, è parzialmente cambiata. La madre ha fatto sapere che l’obiettivo non era mai stato quello di arrivare a conseguenze penali gravi per l’autista. “Non volevamo il licenziamento dell’autista, ma solo le sue scuse”, ha dichiarato, spiegando che l’intento principale era sollevare un problema legato alla gestione del servizio e alla rigidità delle nuove regole introdotte con il biglietto olimpico. “Per noi questo è stato sufficiente”, ha aggiunto, sottolineando come la vicenda abbia già prodotto un effetto concreto: la revisione di quella misura contestata.
Il nodo giudiziario: il ritiro della querela non basta
Il problema è che sul piano legale la volontà della famiglia conta fino a un certo punto. Il reato di abbandono di minore è procedibile d’ufficio — il che significa che anche un eventuale ritiro formale della querela non sarebbe sufficiente a bloccare il procedimento. La macchina della giustizia, una volta avviata, va avanti indipendentemente dalla posizione della parte offesa. L’autista dovrà rispondere davanti alla magistratura, con o senza la denuncia della madre.
Il biglietto olimpico che ha scatenato tutto
Al centro di questa storia c’è anche una misura contestata fin dalla sua introduzione: il biglietto “olimpico” da 10 euro, pensato per gestire i flussi di passeggeri nelle aree interessate dai Giochi di Milano-Cortina. Una tariffa più alta del normale, introdotta in modo repentino, che creò subito polemiche. Il caso del bambino di Belluno ha avuto l’effetto di accelerarne la revisione — un risultato concreto che la madre ha riconosciuto come sufficiente a chiudere, almeno per lei, la questione.
Ma la questione giudiziaria, come detto, è tutt’altra storia. E un bambino di 11 anni che cammina da solo per sei chilometri nella neve, in stato di ipotermia, è una vicenda che difficilmente un tribunale potrà archiviare con una stretta di mano.