Il mondo del calcio si sveglia con una notizia che lascia senza parole: è morto Evaristo Beccalossi, uno dei talenti più puri e imprevedibili che abbiano calcato i campi italiani. Il suo nome è legato a un’epoca in cui il calcio era ancora fantasia, istinto e genialità. Un’epoca che oggi sembra lontanissima, ma che grazie a lui continua a vivere nei ricordi di milioni di tifosi.
La sua scomparsa arriva a pochi giorni dal traguardo dei 70 anni, lasciando un vuoto enorme tra gli appassionati e in chi ha avuto il privilegio di vederlo giocare. Non era solo un calciatore, ma un artista del pallone, capace di trasformare ogni partita in uno spettacolo.
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La morte a Brescia dopo un lungo calvario

Beccalossi è morto nella notte presso la clinica Poliambulanza di Brescia, la sua città natale. Da oltre un anno combatteva contro gravi problemi di salute, iniziati nel gennaio 2025 con un improvviso malore che aveva reso necessario un ricovero d’urgenza.
Da quel momento era iniziato un percorso durissimo, segnato da un lungo periodo di coma e da complicazioni che, con il passare dei mesi, avevano reso sempre più difficile una ripresa. Nonostante la sua forza e la determinazione che lo avevano contraddistinto in campo, questa volta non è bastato.
La notizia della sua morte ha immediatamente fatto il giro d’Italia, colpendo profondamente tifosi, ex compagni e tutto il mondo sportivo.
Il simbolo dell’Inter e di un calcio che non esiste più

Il nome di Beccalossi è indissolubilmente legato all’Inter, squadra di cui è stato una vera e propria bandiera tra la fine degli anni Settanta e la metà degli anni Ottanta. Con la maglia nerazzurra ha incantato il pubblico di San Siro grazie a uno stile unico, fatto di giocate imprevedibili e colpi di genio.