Si tratta di un processo già previsto dalla normativa, ma che ora trova una conferma operativa nelle indicazioni fornite dall’Inps, con un impatto diretto sia sui requisiti anagrafici sia su quelli contributivi.
Età pensionabile: i nuovi limiti
Dal 1° gennaio 2027, l’età minima per accedere alla pensione di vecchiaia salirà a 67 anni e 1 mese. L’incremento non si fermerà qui: nel 2028 è già previsto un ulteriore aumento fino a 67 anni e 3 mesi.
Parallelamente, anche la pensione anticipata diventerà più difficile da raggiungere. Per lasciare il lavoro prima dell’età prevista, saranno necessari fino a 43 anni e un mese di contributi, rendendo sempre più lungo il percorso lavorativo richiesto.
Per la maggior parte degli italiani, questo significa una sola cosa: lavorare più a lungo prima di poter accedere al trattamento pensionistico.
Chi è escluso dagli aumenti
Non tutti però saranno coinvolti da queste modifiche. La legge prevede infatti alcune eccezioni, anche se limitate a specifiche categorie di lavoratori.
A essere esclusi dagli aumenti fino al 31 dicembre 2028 saranno:
- i lavoratori impegnati in attività usuranti,
- i lavoratori notturni,
- gli addetti a mansioni gravose.
Si tratta però di categorie ben definite e soggette a requisiti stringenti, che riducono notevolmente il numero di beneficiari.
Lavori usuranti e notturni: cosa cambia
Per chi rientra nei lavori usuranti o svolge attività notturna, i requisiti restano bloccati fino al 2028. Questo significa che non subiranno gli aumenti previsti per la generalità dei lavoratori.


















