giovedì, Giugno 25

Caos alla Camera sul Piano Casa, deputata lascia l’Aula: accuse di razzismo

Non ci sta a passare per la deputata che ha semplicemente lasciato l’Aula durante uno dei momenti più tesi del dibattito sul Piano Casa. Dopo le ricostruzioni circolate nelle ultime ore, la parlamentare del Partito Democratico Ouidad Bakkali ha deciso di intervenire direttamente sui social per spiegare cosa è realmente accaduto durante la seduta che ha visto contrapporsi maggioranza e opposizioni.

Al centro della polemica ci sono le dichiarazioni pronunciate dal deputato di Futuro Nazionale Rossano Sasso sulle assegnazioni delle case popolari, parole che hanno provocato forti proteste da parte delle opposizioni e acceso un duro confronto nell’emiciclo di Montecitorio.

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“Non ho abbandonato l’Aula”

Bakkali respinge con decisione la ricostruzione secondo cui avrebbe lasciato i lavori parlamentari. Nel suo lungo messaggio pubblicato sui social, la deputata precisa di aver seguito l’intera sequenza degli interventi dei parlamentari di Futuro Nazionale e di aver protestato più volte durante il dibattito.

Secondo la parlamentare, negli ultimi minuti dell’intervento di Rossano Sasso ha scelto di compiere quello che considera un gesto politico e simbolico per difendere la dignità delle persone che riteneva fossero state colpite dalle parole pronunciate durante la discussione.

La sua uscita dall’Aula, spiega, non rappresentava una rinuncia al confronto ma una forma di protesta contro contenuti che giudica offensivi nei confronti di cittadini italiani, comunità religiose e persone con origini migratorie.

“Ho sbattuto quella porta per farmi sentire”

Uno dei passaggi più forti del messaggio riguarda proprio il gesto che ha attirato l’attenzione di molti presenti. Bakkali conferma di essere uscita dall’Aula sbattendo la porta e rivendica apertamente quella scelta.

Per la deputata quel gesto aveva un significato preciso: richiamare l’attenzione sulla gravità delle parole che, a suo giudizio, erano state pronunciate durante il dibattito parlamentare.

Secondo la parlamentare del Pd, quella porta sbattuta rappresentava un segnale politico forte, necessario per scuotere le coscienze e abbassare quella che definisce una pericolosa soglia di tolleranza nei confronti di certi linguaggi e atteggiamenti.

L’accusa di “squadrismo parlamentare”

Nel suo intervento social, Bakkali utilizza espressioni particolarmente dure per descrivere quanto accaduto nell’Aula della Camera.

La deputata sostiene infatti che in quel momento si stesse assistendo a una forma di “squadrismo parlamentare” e afferma di non aver percepito quell’ambiente come uno spazio sicuro e democratico per il confronto politico.

Parole che testimoniano il livello di tensione raggiunto durante la discussione e che contribuiscono ad alimentare ulteriormente il confronto politico nato attorno agli interventi sul Piano Casa.

Il riferimento a Cuperlo

Nel suo messaggio Bakkali cita anche il collega del Partito Democratico Gianni Cuperlo, intervenuto successivamente durante il dibattito.

La parlamentare sostiene che il suo intervento abbia contribuito a riportare il confronto su un piano che considera più rispettoso dei valori democratici e istituzionali. Per questo motivo ha voluto riconoscere pubblicamente il ruolo svolto dal collega durante una seduta particolarmente accesa.

“Non ho lasciato spazio ai fascisti”

La parte finale del messaggio è probabilmente la più netta dal punto di vista politico. Bakkali respinge infatti le critiche di chi le avrebbe contestato di aver lasciato il campo agli avversari politici.

Secondo la deputata, la protesta rappresentava invece uno degli strumenti a disposizione per denunciare pubblicamente quanto stava accadendo e rendere visibili comportamenti che considera incompatibili con i principi democratici. La parlamentare sottolinea inoltre di essere rientrata in Aula al termine dell’intervento di Gianni Cuperlo, di aver ripreso posto al proprio banco e di aver partecipato regolarmente alle successive votazioni.

Una precisazione con cui cerca di chiudere la polemica sulla sua uscita dall’emiciclo, trasformandola in un gesto di protesta politica consapevole e non in un abbandono dei lavori parlamentari.

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