L’app rientra in un progetto più ampio: sarà uno dei tasselli del portafoglio d’identità digitale europeo atteso per la fine del 2026, il sistema con cui i cittadini Ue potranno gestire la propria identità online in modo sicuro e standardizzato su tutto il continente.
Il problema attuale: ogni Paese fa da sé
Fino ad oggi il tema della protezione dei minori sui social è stato affrontato in ordine sparso. Francia e Portogallo hanno già introdotto divieti: Parigi ha fissato il limite a 15 anni, Lisbona a 13. Altri Paesi membri stanno valutando provvedimenti simili, ma ciascuno con regole proprie. Il risultato è una frammentazione che indebolisce la protezione stessa: un minore bloccato in Francia può aggirarla con un account registrato altrove.
L’obiettivo dell’Ue è creare uno scudo uniforme su tutti e 27 i Paesi membri. “È nostro dovere proteggere i nostri figli nel mondo online, così come facciamo nel mondo offline. E per farlo in modo efficace, abbiamo bisogno di un approccio europeo armonizzato”, ha dichiarato von der Leyen. La Commissione istituirà il mese prossimo un meccanismo di coordinamento per garantire soluzioni tecniche uniformi ed evitare la moltiplicazione di sistemi incompatibili.
Le ricadute politiche: i giganti digitali americani nel mirino
L’iniziativa ha anche una dimensione politica che va oltre la protezione dell’infanzia. Una app europea per la verifica dell’età che funziona su tutte le piattaforme tocca direttamente gli interessi dei grandi colossi digitali americani — Meta, TikTok, Google, Snapchat — che fino ad oggi hanno gestito in modo autonomo e spesso opaco il controllo dell’accesso dei minori ai propri servizi.
Dotarsi di uno strumento tecnico funzionante è la premessa necessaria per qualsiasi intervento legislativo futuro. Non si possono imporre obblighi senza avere prima una soluzione pratica da mettere in campo. L’Europa quella soluzione adesso ce l’ha. E i colossi del digitale lo sanno.