In apertura dell’audizione Jacques Moretti aveva pronunciato parole di scuse: «Chiedo scusa alle famiglie, nessun genitore dovrebbe vivere questa tragedia. Non penso ad altro».
L’incontro, durato circa 30 minuti, si è svolto in un’aula riservata. «È stato un momento di grande intensità, umanità e semplicità», ha raccontato Sébastien Fanti, avvocato della donna. Anche Yael Hayat, legale di Jessica Moretti, ha parlato di un passaggio importante verso una forma di ascolto reciproco.
Divisioni tra le famiglie delle vittime
Non tutti però hanno condiviso la scelta di quell’incontro. L’avvocato Romain Jordan, che rappresenta numerose famiglie delle vittime, ha criticato la mediatizzazione del momento: «Non c’è bisogno di spettacolarizzare un evento del genere».
Umberto Marcucci, padre di Manfredi, 16enne romano ricoverato al Niguarda di Milano, ha dichiarato: «Io li incontrerei. Non direi nulla. A volte il silenzio vale più di mille parole».
Un clima sempre più incandescente
L’episodio di questa mattina dimostra quanto il clima resti incandescente attorno all’inchiesta sulla strage del Constellation. Le responsabilità penali saranno accertate dal tribunale, ma il dolore delle famiglie continua a manifestarsi con forza, rendendo ogni comparizione pubblica degli indagati un momento ad altissimo rischio emotivo.
Intanto le indagini proseguono per chiarire le eventuali carenze nei sistemi di sicurezza e nei controlli. La tragedia di Capodanno a Crans-Montana ha aperto un dibattito più ampio sulla gestione delle emergenze nei locali pubblici e sui protocolli antincendio.
Il processo si preannuncia lungo e complesso. Ma fuori dalle aule, la ferita resta aperta.


















