sabato, Giugno 27

Crans-Montana, muore un 18enne ferito nell’incendio di Capodanno: sale a 41 il bilancio della strage

La tragedia di Crans-Montana continua a lasciare segni profondi, anche a distanza di settimane. L’incendio scoppiato nella notte di Capodanno all’interno del locale Le Constellation non smette di produrre conseguenze drammatiche, confermandosi come uno degli episodi di cronaca più gravi mai avvenuti in Svizzera negli ultimi anni.

Muore dopo settimane di ricovero: le vittime salgono a 41

La Procura svizzera ha comunicato nella giornata di sabato la morte di un ragazzo svizzero di 18 anni, rimasto gravemente ferito durante l’incendio. Il giovane era ricoverato da settimane in un ospedale di Zurigo, dove i medici hanno tentato a lungo di stabilizzarne le condizioni dopo le ustioni e i traumi riportati nella fuga dal locale in fiamme.

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Con questo nuovo decesso, il bilancio ufficiale della strage sale a 41 vittime. Restano invece 115 i feriti, molti dei quali segnati da conseguenze permanenti, sia fisiche che psicologiche.

Una ferita che attraversa i confini

Tra le vittime dell’incendio figurano anche sei giovanissimi italiani, tutti minorenni al momento della tragedia. Hanno perso la vita Giovanni Tamburi, Achille Barosi, Emanuele Galeppini, Chiara Costanzo e Riccardo Minghetti, tutti di 16 anni, insieme all’italo-svizzera Sofia Prosperi, che aveva soltanto 15 anni.

I loro nomi sono diventati il simbolo di un dolore che ha colpito non solo la Svizzera, ma anche l’Italia, unendo nel lutto famiglie, scuole e intere comunità. Ogni aggiornamento ufficiale sull’inchiesta riapre una ferita che resta ancora lontana dalla cicatrizzazione.

L’inchiesta e le responsabilità sotto accusa

Sul piano giudiziario, la Procura ha confermato che quattro persone risultano attualmente indagate. Si tratta dei titolari del locale, Jacques e Jessica Moretti, di un ex funzionario del Comune di Crans-Montana e dell’attuale responsabile comunale per la sicurezza pubblica e le ispezioni degli immobili.

Le accuse ruotano attorno a presunte omissioni nei controlli e a una gestione ritenuta inadeguata delle misure di sicurezza. Gli inquirenti stanno cercando di chiarire perché il servizio tecnico comunale, noto per la severità mostrata in altri casi, non abbia effettuato le ispezioni annuali all’interno del discobar.

Uscite bloccate e materiali non ignifughi

Secondo quanto emerso finora, controlli regolari avrebbero potuto evidenziare criticità rilevanti: uscite di sicurezza insufficienti o mal segnalate, in alcuni casi persino bloccate, e la presenza di pannelli fonoassorbenti non ignifughi.

Elementi che, se confermati, potrebbero aver contribuito in modo decisivo all’elevato numero di vittime e alla difficoltà di fuga durante l’incendio. La morte dell’ennesimo giovane, a oltre un mese dalla notte di Capodanno, conferma come le conseguenze di quella tragedia continuino a manifestarsi nel tempo, rendendo ancora più urgente l’accertamento delle responsabilità.

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