La decisione delle autorità svizzere di lasciare in libertà i coniugi Moretti, gestori del locale Le Constellation, ha acceso una nuova e durissima polemica attorno alla strage di Capodanno a Crans-Montana. Mentre proseguono le indagini sull’incendio che ha causato la morte di decine di giovani, le famiglie delle vittime reagiscono con rabbia e sgomento a una scelta che considerano incomprensibile e pericolosa.
Secondo i parenti dei ragazzi morti nel rogo, la libertà concessa ai gestori del locale rappresenta un rischio concreto per il futuro del procedimento giudiziario. Il timore è che l’assenza di misure restrittive possa compromettere il regolare svolgimento dell’inchiesta e, nel peggiore dei casi, impedire l’accertamento completo delle responsabilità.
L’ira delle famiglie: «Così si mette a rischio la giustizia»
Le parole dei legali che assistono i familiari delle vittime fotografano un clima di profonda tensione. «È un rischio enorme aver lasciato queste persone in libertà», è il senso della denuncia avanzata da chi rappresenta diversi genitori colpiti dalla tragedia. La paura è che, in assenza di vincoli, i gestori possano allontanarsi dalla Svizzera, rendendo più complesso o addirittura impossibile arrivare a un processo che le famiglie considerano dovuto.
Per i parenti delle vittime, la sofferenza del lutto si somma ora a quella di una battaglia giudiziaria che appare già in salita. La richiesta è una sola: chiarezza, rapidità e garanzie affinché nessuna responsabilità venga insabbiata.
Gli avvocati esclusi dalle audizioni
A rendere ancora più delicata la situazione è la gestione delle prime fasi investigative. Alcuni legali che rappresentano le famiglie hanno espresso stupore e indignazione per l’esclusione degli avvocati dalle audizioni iniziali. Una scelta che, secondo loro, mina il diritto delle parti offese a seguire da vicino un’indagine che riguarda la morte dei propri figli.
La Procura del Canton Vallese ha difeso la propria linea, spiegando che, allo stato attuale, non sussisterebbero elementi tali da giustificare misure cautelari come la detenzione preventiva. Secondo la procuratrice generale, non vi sarebbero indizi di rischio di fuga, collusione o reiterazione del reato, pur ribadendo che la situazione resta costantemente monitorata.
«Scelte fatte per velocizzare l’inchiesta»
Dalla Procura arriva anche la giustificazione legata alla necessità di garantire rapidità al procedimento e di evitare fughe di notizie, vista l’enorme attenzione mediatica che circonda il caso. Una spiegazione che, tuttavia, non convince né le famiglie né parte della comunità giuridica svizzera.





















