«Ha ustioni sulla nuca, sulla schiena e sulle braccia, ma è vivo». Sono le parole cariche di sollievo e dolore del padre di uno dei ragazzi italiani rimasti gravemente feriti nella strage di Capodanno a Crans-Montana. Il sedicenne, romano, si trova ora ricoverato in terapia intensiva al Niguarda di Milano, centro di riferimento nazionale per il trattamento delle grandi ustioni.
Il giovane era in vacanza in Svizzera con la famiglia e aveva deciso di trascorrere la notte di San Silvestro con alcuni amici nel bar “Le Constellation”, uno dei locali più frequentati dai ragazzi nella località sciistica. Poco dopo la mezzanotte, la festa si è trasformata in un inferno.
Il padre tra i primi soccorritori
Il padre del ragazzo è stato tra i primi a raggiungere il locale dopo l’esplosione e l’incendio. «Mi sono precipitato lì appena ho capito cosa stava succedendo», ha raccontato. Davanti ai suoi occhi una scena devastante: il figlio era in strada, ferito gravemente, insieme ad altri due giovani, un ragazzo francese e una ragazza italiana.
Senza attendere i soccorsi, l’uomo ha caricato i tre feriti in auto e li ha portati direttamente all’ospedale di Sion. Una scelta decisiva, dettata dall’urgenza e dal caos di quei momenti, in cui decine di persone erano intrappolate, ustionate o in condizioni critiche.
Il trasferimento in Italia e il ricovero al Niguarda
Dopo le prime cure in Svizzera, le condizioni del sedicenne hanno reso necessario il trasferimento in Italia. Il ragazzo è stato portato a Milano, all’ospedale Niguarda, specializzato nel trattamento delle ustioni gravi. Qui è stato ricoverato in terapia intensiva, in coma farmacologico.
Secondo quanto riferito dal padre, il giovane presenta ustioni sul 30-40% del corpo. Le fiamme lo avrebbero investito mentre cercava di fuggire dal locale, in mezzo al panico e alla calca. «Sta male, ma è vivo. Ed è l’unica cosa che conta davvero», ha detto l’uomo.
Le parole del padre: “Le fiamme si sono propagate in pochi secondi”
Il racconto del padre restituisce la drammaticità di quei momenti. «A un certo punto qualcuno ha urlato ‘fuoco’. In pochi secondi le fiamme si sono propagate ovunque», ha spiegato. Il locale, molto frequentato dai più giovani, era considerato un punto di ritrovo abituale durante le vacanze.



















