venerdì, Aprile 24

Mattarella ha firmato: bufera in Aula, cos’è successo

Una giornata parlamentare da manuale del caos — e insieme da manuale della politica italiana. Il decreto Sicurezza viene approvato dalla Camera a meno di 24 ore dalla scadenza, corretto quasi in tempo reale da un Consiglio dei ministri lampo, firmato da Mattarella nel pomeriggio. Nel mezzo: Bella Ciao intonata dall’opposizione, l’Inno d’Italia cantato dai meloniani, e Salvini e Piantedosi seduti mentre tutto il resto dell’aula si alza in piedi. Una scena che dice molto su come sia andata questa settimana.

Il voto: 162 sì, 102 no — a meno di 24 ore dalla scadenza

Decreto Sicurezza approvato e corretto: Mattarella firma tutto — e in aula va in scena Bella Ciao contro l'Inno

A mezzogiorno di venerdì 24 aprile la Camera ha convertito in legge il decreto Sicurezza con 162 voti favorevoli, 102 contrari e un’astensione. Un’aula per metà assonnata dopo la maratona notturna, per metà elettrizzata dalla battaglia politica e dall’irruenza del 25 aprile che si avvicinava. Il margine era strettissimo: senza questo voto, entro la mezzanotte il decreto sarebbe decaduto.

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Il CdM lampo e la correzione sui rimpatri

Poco dopo le 12, un Consiglio dei ministri straordinario ha approvato il decreto correttivo annunciato da Meloni. Il cuore della modifica riguarda la norma più contestata — il contributo di 615 euro per chi assiste un migrante nella pratica di rimpatrio volontario. La correzione mantiene il contributo, ma lo modifica in due punti fondamentali: non dipende più dall’esito della richiesta di rimpatrio, e non è più riservato agli avvocati. Potranno beneficiarne anche associazioni e onlus. I termini della collaborazione con il Viminale saranno definiti da un decreto ministeriale. Sparisce il coinvolgimento esplicito del Consiglio nazionale forense — che con le sue critiche aveva amplificato lo scontro — e il budget complessivo sale a 1,4 milioni fino al 2028.

Mattarella firma tutto: decreto e correttivo nel pomeriggio

Poco dopo le 17, il presidente della Repubblica ha promulgato il decreto Sicurezza ed emanato il decreto correttivo. Una sequenza rapida che ha chiuso formalmente una settimana di tensioni istituzionali. Il correttivo partirà dal Senato e dovrà essere convertito in legge entro fine giugno: se non lo fosse, tornerebbe in vigore la norma originale contestata dal Quirinale.

Lo spettacolo in aula: Bella Ciao, l’Inno e Salvini seduto

Ma la notizia politica della giornata non è solo il voto. È quello che è successo in aula prima del voto. I deputati dem e delle opposizioni hanno intonato Bella Ciao in nome di una resistenza allo “spregio alla Costituzione” imposto dal decreto. I meloniani hanno risposto con l’Inno d’Italia, sfidando la sinistra su un terreno simbolico. E le opposizioni, anziché tirarsi indietro, si sono aggiunte al coro. Il risultato — surreale e in qualche modo commovente — è stato tutta l’aula in piedi a cantare Mameli. Tranne i leghisti. Tranne Salvini. Tranne il ministro Piantedosi, rimasto seduto in silenzio. Una scena che ha già fatto il giro dei social e che racconta, meglio di qualsiasi analisi, le divisioni che attraversano il centrodestra.

Meloni: “La legalità non è negoziabile” — l’opposizione: “Una pagina buia”

La premier ha accolto il risultato con una dichiarazione netta: “Il governo compie un altro passo concreto per rafforzare la tutela dei cittadini, difendere chi indossa una divisa e affermare con chiarezza un principio semplice: in Italia la legalità non è negoziabile”. Glissando sulle polemiche della settimana, Meloni ha scelto di chiudere il capitolo guardando avanti.

L’opposizione ha scelto toni opposti. Piero De Luca del Pd ha detto di essere stato costretto a votare “una norma incostituzionale, con uno strappo col Quirinale”. E in molti hanno definito la giornata “una pagina buia della storia italiana”. Entrambe le narrazioni contengono una parte di verità: il governo ha incassato il sì, ma a un prezzo politico significativo.

Salvini esulta con il selfie nel cortile di Montecitorio

Fuori dall’aula, i leghisti si sono scatenati. Selfie di gruppo nel cortile di Montecitorio, con Salvini che scherzava: “Dai che la giriamo a Bonelli…”. Il vicepremier aveva commentato il voto con entusiasmo: “Nonostante i problemi a livello mondiale, è una bella giornata perché questo decreto entra nelle case e sulle strade percorse dagli italiani”. Una lettura ottimista di una vicenda che, a guardare i numeri e le procedure, ottimista non era stata affatto.

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