martedì, Aprile 21

Decreto Sicurezza, Meloni cede sul bonus rimpatri ma non molla

Ma sulla sostanza la premier non arretra di un millimetro: “La norma rimane, perché è di assoluto buon senso”. E rilancia con una domanda retorica che riassume la posizione del governo: “Non mi è chiara la ragione per cui noi che riconosciamo il gratuito patrocinio al migrante che fa ricorso contro un decreto d’espulsione, non dobbiamo riconoscere un adeguato contributo al professionista che aiuta il migrante quando volontariamente sceglie di essere rimpatriato”.

Piantedosi in Aula: “Ci mettiamo a disposizione per eventuali correzioni”

Prima di Meloni aveva parlato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, intervenuto in Aula con un tono più conciliante ma nella stessa direzione. “Abbiamo preso atto di alcune sensibilità emerse sulla norma e ci mettiamo a disposizione per eventuali correzioni”, ha detto, chiedendo alla Camera di approvare il decreto e lasciando intendere che il governo sistemerà la questione con un provvedimento separato.

La Camera respinge il rinvio in commissione: 47 voti di scarto

Le opposizioni avevano chiesto il rinvio del decreto in commissione per modificare l’articolo 30-bis prima della votazione finale. La Camera ha respinto la richiesta per 47 voti di differenza. Un margine che racconta di una maggioranza che tiene numericamente, ma che politicamente sta navigando in acque difficili — con Forza Italia e Noi Moderati contrari alla norma contestata, e persino un deputato di Futuro Nazionale che in Aula ha detto che il decreto è così debole che “sembra che sia tornata la sinistra al governo”.

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La soluzione tecnica: decreto correttivo in Consiglio dei ministri

Secondo quanto trapelato, il piano del governo è approvare il decreto Sicurezza con la questione di fiducia, inclusa la norma contestata, e subito dopo varare un decreto correttivo in Consiglio dei ministri. La correzione allargherebbe la platea dei beneficiari del contributo — non solo avvocati ma anche altri rappresentanti della persona straniera — e svincolee l’erogazione dall’esito della procedura. Il Consiglio dei ministri è atteso già in giornata alle 17:30, con un’altra riunione prevista per domani.

L’opposizione all’attacco: “Viola 14 articoli della Costituzione”

Le opposizioni non si sono limitate a contestare la norma sul bonus rimpatri. Il capogruppo di AVS in commissione Giustizia Devis Dori ha elencato in Aula ben quattordici articoli della Costituzione che, a suo avviso, il decreto violerebbe. Luana Zanella di AVS ha parlato di “grave perdita di lucidità da parte di questo governo”. Angelo Bonelli ha definito il decreto “un pasticcio totale, politico e giuridico” da ritirare. Debora Serracchiani del Pd ha sollevato un ulteriore problema istituzionale: se confermato, il fatto che il Presidente del Senato La Russa avrebbe detto al governo di non riuscire a far rientrare i senatori di maggioranza per un eventuale terzo passaggio parlamentare rappresenterebbe “un grave strappo istituzionale”.

La giornata che racconta tutto

Il decreto Sicurezza uscirà convertito in legge entro sabato. Ma l’immagine politica che resta di questa giornata è quella di un governo che approva una norma che il Quirinale non vuole firmare, promettendo di correggerla subito dopo con un altro provvedimento. Una sequenza che l’opposizione legge come una resa dei conti con la realtà, e che il governo difende come buon senso normativo. La verità sta probabilmente nel mezzo — e il decreto correttivo, quando arriverà, sarà il vero test di quanto il governo sia disposto a cedere.

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