La prima giornata delle Regionali 2025 si chiude con un dato chiaro e allarmante: l’affluenza è ancora in calo in tutte e tre le Regioni chiamate al voto. Alle 23 hanno votato solo il 33,88% in Veneto, il 32,09% in Campania e il 29,45% in Puglia. Numeri molto più bassi rispetto alla precedente tornata del 2020, certificando un distacco crescente tra cittadini e politica.
Affluenza in calo ovunque: il dettaglio Regione per Regione
Il Veneto registra il dato più alto, ma anche il calo più pesante: dal 46,13% del 2020 al 33,88% di oggi. Una discesa di oltre dodici punti che conferma un malessere trasversale.
In Campania la partecipazione scende dal 38,91% al 32,09%. La città di Napoli fa segnare un 30%, comunque inferiore al dato di cinque anni fa.
In Puglia il calo è altrettanto evidente: dal 39,88% al 29,45%, dieci punti in meno in una giornata. Qui il trend era chiaro già dalle ore 12, quando solo l’8,5% degli elettori si era recato al voto.
Una partecipazione che non decolla neanche dopo gli appelli
La giornata era iniziata con dati bassissimi: alle 12 la media nazionale nelle tre Regioni era appena dell’8,95%. Solo nel pomeriggio la situazione è leggermente migliorata, ma senza riuscire a colmare il divario rispetto al 2020.
Alle 19 l’affluenza complessiva si attestava al 26,45%, contro il 29,75% della scorsa tornata. Un calo di oltre tre punti, anticipazione dei dati delle 23.
Una tornata elettorale che chiude un lungo ciclo di voto
Con Veneto, Campania e Puglia si chiude un anno in cui hanno votato anche Marche, Valle d’Aosta, Calabria e Toscana. Una lunga sequenza di elezioni regionali che, nel complesso, ha mostrato un trend costante: la partecipazione cala ovunque.
Ed è un segnale che pesa su tutte le forze politiche. Le dinamiche interne ai partiti – la sfida in Veneto tra Lega e Fratelli d’Italia, la tensione in Campania tra “A testa alta”, Pd e M5S, le ambizioni dei candidati pugliesi – passano in secondo piano davanti al dato che domina la scena: gli elettori sono sempre di meno.
I seggi riaprono alle 7: ultimo tentativo per recuperare

I seggi riapriranno domattina alle 7 e chiuderanno definitivamente alle 15. Poi partirà lo scrutinio. Resta da capire se la seconda giornata riuscirà a risollevare una partecipazione che, per ora, conferma un problema strutturale del sistema democratico italiano.
Il risultato finale dipenderà dai voti espressi, ma il dato politico della partecipazione – o della sua assenza – si è già imposto su tutto il resto.
Una campagna elettorale vivace nei simboli, povera nei contenuti
Il paradosso è evidente: la campagna elettorale è stata tutt’altro che spenta. Le immagini che hanno dominato il dibattito pubblico sono diventate virali:
- il “chi non salta è comunista” di Giorgia Meloni al Palapartenope, trasformato in meme in poche ore,
- Roberto Fico che arringa da un gozzo a Procida, immagine suggestiva ma più estetica che politica.
La sfida si è giocata soprattutto sul terreno dei simboli: palco affollato contro barca solitaria, slogan contrapposti, estetica contro estetica. Ma mentre i video correvano sui social, i temi centrali restavano ai margini.
I temi assenti: il voto senza contenuti che allontana gli elettori
A tenere banco non sono stati sanità, trasporti, ambiente o rifiuti, questioni che avrebbero richiesto risposte concrete. Il dibattito si è infiammato soprattutto sul condono edilizio della maggioranza, diventato il terreno di scontro quotidiano.
E la camorra, tema che avrebbe dovuto essere cardine in una campagna campana e pugliese, è rimasta sostanzialmente fuori dalle priorità. Una rimozione politica che pesa.
L’affluenza al 26% registrata alle 19 era già un campanello d’allarme, ma il dato definitivo sotto il 32% conferma un quadro drammatico: milioni di persone non si sentono più coinvolte nel processo democratico.
Non sono convinte, non si sentono ascoltate, non credono che il voto possa cambiare qualcosa. È una sfida enorme per chiunque guiderà le Regioni nei prossimi anni: governare territori dove la maggioranza non si è espressa.
Domani si riapre, ma la tendenza è segnata
I seggi riapriranno alle 7 per il secondo giorno di voto. Ma invertire la rotta appare difficile: se la discesa continuerà allo stesso ritmo, queste potrebbero diventare le Regionali più disertate degli ultimi decenni.
Il voto continua, ma la partecipazione è già il tema centrale del 2025.



















