Oltre agli aspetti militari e diplomatici, Tajani ha sottolineato anche le possibili conseguenze economiche della crisi.
Particolare preoccupazione riguarda lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi strategici più importanti per il trasporto mondiale di petrolio e gas.
Un eventuale blocco di questa rotta potrebbe avere effetti significativi sugli approvvigionamenti energetici globali.
Secondo il ministro, i prezzi del petrolio e del gas hanno già registrato aumenti, mentre sono cresciuti anche i premi assicurativi per le navi che transitano nelle rotte marittime della regione.
Le tensioni potrebbero inoltre ripercuotersi sui prezzi delle materie prime alimentari, in particolare su grano e cereali.
Il confronto con gli Stati Uniti
Tajani ha riferito anche di un colloquio con il segretario di Stato americano Marco Rubio, durante il quale è stato ribadito il rispetto degli accordi bilaterali tra Italia e Stati Uniti.
Secondo quanto riferito dal ministro, Rubio avrebbe sottolineato che la durata della crisi dipenderà dalle decisioni che verranno prese da Teheran e dalle dinamiche interne al regime iraniano.
Nel colloquio è stata condivisa la valutazione sulle responsabilità dell’Iran, sia sul programma nucleare sia su quello balistico, oltre alla necessità di contenere l’escalation militare.
Il nuovo scenario dopo la morte di Khamenei
Tajani ha poi accennato anche alle possibili conseguenze politiche nella regione dopo la scomparsa della guida suprema iraniana Ali Khamenei.
Secondo il ministro, questo evento potrebbe aprire la possibilità di un nuovo scenario in Medio Oriente basato sul dialogo e su un equilibrio diverso tra gli attori regionali.
Uno scenario ancora incerto, mentre la comunità internazionale continua a monitorare con attenzione gli sviluppi di una crisi che potrebbe avere conseguenze globali.

















