Invece di essere percepita come la portavoce del MAGA in Europa, Roma avrebbe potuto porsi come un punto di equilibrio tra le posizioni più rigide dei partner nordeuropei e le esigenze dei Paesi del Mediterraneo. Un ruolo che la storia e la geografia assegnerebbero naturalmente all’Italia, ma che il governo Meloni avrebbe scelto di non interpretare.
“Le scelte di politica estera presentano sempre un conto”
Il passaggio più netto dell’intervento di Monti riguarda le conseguenze. Le decisioni prese in questi anni — l’avvicinamento a Trump, il sostegno ai movimenti sovranisti europei, l’ambiguità su alcuni dossier chiave — avranno un prezzo, economico e diplomatico. Un prezzo che, secondo l’ex premier, è già cominciato a manifestarsi con la rottura pubblica tra Trump e Meloni, e che potrebbe appesantirsi nei mesi a venire.
Il messaggio è diretto e senza attenuanti: chi fa certe scelte in politica estera non può sorprendersi quando arriva il momento di saldare il conto. E il momento, per Meloni, sembra essere adesso.
Un ritorno sulla scena che dice molto
Non è casuale che Monti abbia scelto questo preciso momento per tornare al dibattito pubblico. La crisi tra Meloni e Trump, le polemiche sul referendum sulla giustizia, le tensioni interne alla maggioranza e un’opposizione che cerca una direzione: è uno scenario che invita chi ha qualcosa da dire a dirlo. E Monti, evidentemente, aveva molto da dire. Il suo intervento è destinato a fare rumore. Se avrà effetti concreti sul dibattito politico italiano è un’altra questione. Ma ignorarlo sarà difficile.