Una mattinata politica fitta di notizie, scontri e dichiarazioni destinate a fare rumore. Il governo Meloni si trova a gestire tre fronti simultaneamente: la missione nello Stretto di Hormuz da pianificare senza scatenare nuove tensioni con Washington, uno scontro interno sulla norma sui rimpatri del decreto Sicurezza e la pressione crescente dell’opposizione che, nel frattempo, prova a costruire un’alternativa credibile. Nel mezzo, Matteo Renzi che non perde l’occasione per sparare a zero sulla premier.
Hormuz sì, ma solo con il cessate il fuoco
La posizione di Meloni sulla missione nello Stretto di Hormuz è ormai cristallizzata: Roma è pronta a fare la sua parte per garantire la libertà di navigazione, ma solo dopo il consolidamento di un cessate il fuoco stabile e con il via libera del Parlamento. Una condizione che tiene l’Italia al riparo da accuse di inazione ma che, allo stesso tempo, evita di precipitare in un conflitto ancora in corso. Nel frattempo gli Stati Uniti hanno reso noto di aver colpito e preso il controllo di una nave da cargo battente bandiera iraniana intercettata nel Golfo dell’Oman — un’azione che non semplifica lo scenario diplomatico.
Meloni è anche attesa in Azerbaigian il prossimo 5 maggio per trattare un aumento delle forniture di gas attraverso il gasdotto TAP, nel tentativo di fare fronte allo shock energetico generato dalla guerra in Iran. Una mossa pragmatica che si inserisce nella strategia di diversificazione energetica portata avanti dal governo.
Il decreto Sicurezza spacca la maggioranza
Sul fronte interno, domani il decreto Sicurezza approda nell’Aula della Camera con la questione di fiducia già annunciata dal governo. Ma dentro la stessa maggioranza è guerra sulla norma che prevede incentivi economici agli avvocati che favoriscono i rimpatri volontari dei loro assistiti — ribattezzata dall’opposizione “bonus rimpatri”.
FdI e Lega tirano dritto. Il senatore Marco Lisei, primo firmatario dell’emendamento, è netto: “La norma introduce una possibilità e non un obbligo. Finora nessuno ha sollevato rilievi e non c’è nulla da correggere”. Il presidente dei senatori di FdI Lucio Malan spiega la logica: oggi l’avvocato viene pagato solo se va a giudizio, non se convince il cliente al rimpatrio volontario. La norma colmerebbe questo vuoto. Ma Forza Italia e Noi Moderati si dicono contrari, e il Colle potrebbe fare pressioni per un intervento sul provvedimento. Italia Viva, con il vicepresidente Davide Faraone, parla di “ennesima prova di un governo più confuso che persuaso”.
Renzi: “Banderuola mollata da Trump, ora si rituffa sull’Europa”
Matteo Renzi, intervenuto in collegamento da La7, ha usato toni da campagna elettorale permanente. La sintesi sulla premier è in una frase: “Meloni è una banderuola che cerca di portare a casa la pelle e un po’ di consenso”. Il ragionamento è che dopo anni di vicinanza a Trump e al movimento MAGA, ora che il presidente americano l’ha scaricata pubblicamente, Meloni si starebbe rifugiando sull’asse europeo come unica alternativa.
Sull’Iran, Renzi ha sottolineato l’incertezza strutturale della situazione: “Chi governa in Iran non è chiaro, chi ha il dito sul bottone che lancia missili e apre o chiude Hormuz non è chiaro”. E ha lanciato una previsione sul futuro interno del centrodestra: “Salvini estremizzerà a destra, Vannacci costituirà il vero partito MAGA accusando di tradimento Meloni. Se a destra si dividono, hanno perso le elezioni”.