Ma il valore dell’incontro non è operativo: è politico e simbolico. La presenza di Meloni al tavolo convocato da Macron e Starmer manda un segnale preciso a Trump: l’Europa esiste, è unita, e non ha intenzione di restare bersaglio passivo delle sfuriate della Casa Bianca. Un messaggio che non richiede dichiarazioni. Basta esserci.
La scommessa di Meloni
La strategia del silenzio e del lavoro sottotraccia è rischiosa quanto qualsiasi altra. Se Trump dovesse alzare ancora il tiro nelle prossime ore o nei prossimi giorni, la posizione di chi non risponde potrebbe essere letta come debolezza piuttosto che come saggezza diplomatica. E sul piano interno l’opposizione ha già iniziato a fare pressione, chiedendo una risposta più netta.
Meloni sta scommettendo che il tempo lavori per lei. Che Trump, come spesso accade, passi presto ad altro bersaglio. Che la partecipazione ai “volenterosi” con Macron dimostri autonomia senza provocare una rottura formale. E che quando lo strappo sarà ricucito — perché prima o poi lo sarà — l’Italia potrà dire di aver tenuto la testa alta senza perdere l’alleato. Una scommessa difficile, in un momento in cui nulla è prevedibile.