sabato, Aprile 5

Omicidio di Sara Campanella, la madre rompe il silenzio: la richiesta

La madre di Sara Campanella: “Mia figlia non si è resa conto del pericolo, denunciate sempre”

“Non sapevamo chi fosse”

Nel suo toccante racconto, Cetty Zaccaria sottolinea come la sua famiglia non avesse mai sentito parlare di Stefano Argentino. “Sara non ci aveva mai menzionato il suo nome, mai. Nessuno di noi sapeva chi fosse, non lo aveva mai nominato. E posso affermare con certezza che tra loro non c’è mai stata alcuna relazione”, racconta la madre, ancora scossa dalla perdita improvvisa della figlia.

 

Sara era una ragazza solare, circondata da amici e persone che le volevano bene. “Era positiva, generosa e vedeva sempre il lato migliore nelle persone. Non era diffidente, non aveva paura degli altri e, probabilmente, non si è resa conto del pericolo che correva”. Questo atteggiamento di apertura e fiducia potrebbe averla resa vulnerabile di fronte a qualcuno che ha travisato i suoi gesti e le sue parole.

 

Un appello accorato: “Denunciate senza esitazione”

 

Cetty Zaccaria ribadisce quanto sia importante affidarsi alle forze dell’ordine nel momento in cui si avvertono situazioni di pericolo. “Se solo avessimo avuto il minimo sentore che qualcosa non andava, l’avremmo accompagnata noi stessi a sporgere denuncia. È qualcosa che fa parte del nostro modo di pensare. Non avremmo esitato nemmeno un attimo”, afferma con determinazione.

 

L’invito che la madre di Sara rivolge a tutte le persone che possono trovarsi in situazioni simili è chiaro: “Denunciate, non rimanete in silenzio. È fondamentale segnalare qualsiasi segnale di pericolo, anche il più piccolo. Non bisogna sottovalutare nulla. Se qualcosa vi mette a disagio, parlatene con qualcuno e rivolgetevi alle autorità. Il silenzio può essere pericoloso”.

“Sara non lo ricambiava”

Durante l’interrogatorio, Stefano Argentino ha affermato di aver pensato che Sara provasse dei sentimenti per lui. Un’ipotesi che la madre della giovane respinge categoricamente: “È una menzogna assoluta. Mia figlia non aveva alcun tipo di interesse per lui. Se fosse stato diversamente, lo avremmo saputo”.

Le parole di Cetty trovano conferma anche nelle testimonianze degli amici e dei colleghi universitari di Sara, che hanno ribadito come la giovane non fosse minimamente interessata a quell’uomo. “Basta leggere i messaggi che lui le inviava e le risposte che mia figlia gli dava per capire che non c’era nulla. Sara non ricambiava proprio niente”, aggiunge con dolore.

Quando la gentilezza viene fraintesa

Uno degli aspetti più dolorosi di questa vicenda è il modo in cui la bontà e la gentilezza di Sara siano state fraintese. “Forse si è illuso, ha scambiato l’educazione e la cortesia di mia figlia per qualcosa di più”, riflette Cetty Zaccaria. “Ma qualunque cosa sia scattata nella sua mente, non potrà mai essere giustificata né perdonata. Ci sono confini che non devono essere superati e la realtà non può essere piegata ai desideri di una persona”.

Sara era una giovane brillante, sempre pronta ad aiutare gli altri, una persona che sapeva vedere il lato positivo della vita. “Era meravigliosa, altruista, piena di entusiasmo. Adorava la vita, era attenta alle esigenze degli altri, sempre disponibile. E ora si trova da sola, in una camera mortuaria”, conclude con la voce rotta dal dolore.

La necessità di sensibilizzazione e prevenzione

Questa tragedia non è solo una storia di dolore personale, ma un monito per l’intera società. Il caso di Sara Campanella evidenzia quanto sia importante diffondere una cultura della consapevolezza e della prevenzione nei confronti della violenza di genere e dello stalking. Molte donne si trovano in situazioni simili senza rendersene conto o senza sapere come agire. Per questo motivo, è cruciale che le istituzioni, le scuole e i media continuino a sensibilizzare l’opinione pubblica su questi temi.

L’invito di Cetty Zaccaria a denunciare non deve rimanere inascoltato. Troppe volte le vittime tendono a minimizzare segnali preoccupanti o a provare vergogna nel parlare di determinate situazioni. “Non abbiate paura di chiedere aiuto”, è il messaggio che la madre di Sara vuole diffondere. “Ci sono persone e istituzioni pronte ad ascoltarvi e a proteggervi”.

Un dolore che deve trasformarsi in consapevolezza

La perdita di Sara è una ferita profonda che non potrà mai essere rimarginata. Tuttavia, il suo ricordo deve servire a evitare che altre tragedie simili si ripetano. L’educazione al rispetto, la prevenzione della violenza e la consapevolezza dei rischi sono strumenti essenziali per proteggere le persone più vulnerabili.

Sara Campanella non è solo una vittima: è un simbolo di quanto sia fondamentale intervenire prima che sia troppo tardi. L’appello di sua madre deve essere ascoltato e condiviso, affinché nessun’altra famiglia debba affrontare un dolore simile.

La lotta contro la violenza sulle donne passa anche attraverso il coraggio di parlare, di denunciare e di non sottovalutare mai i segnali di pericolo. Il silenzio non è mai la soluzione: solo affrontando il problema si può sperare di costruire un futuro più sicuro per tutti.

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