Le sue condizioni, pur richiedendo il ricovero, non sono considerate gravi. Dall’ospedale ha voluto ringraziare pubblicamente tutti coloro che gli hanno manifestato solidarietà nelle ore successive all’aggressione.
Le telefonate e la solidarietà istituzionale
Dopo l’aggressione, all’agente sono arrivate le telefonate del ministro dell’Interno e del capo della Polizia. In ospedale si è recato anche il ministro della Pubblica amministrazione, che ha incontrato i feriti parlando di una “lotta impari” tra chi utilizza armi improprie e chi è chiamato a garantire l’ordine pubblico.
“Da una parte c’è chi può fare quello che vuole con martelli e tubi – ha dichiarato – dall’altra ci sono i poliziotti che fanno il loro lavoro”.
Le accuse del governo
Dura anche la presa di posizione del ministro della Difesa, che ha definito quanto accaduto terrorismo. Secondo il ministro, i responsabili delle violenze “non si comportano da manifestanti, ma da nemici dello Stato”, spinti dall’odio e intenzionati a fare male.
Parole che si inseriscono in un clima politico già fortemente teso dopo una giornata segnata da incendi, lanci di oggetti, aggressioni a giornalisti e scontri prolungati con le forze dell’ordine.
Una frase che resta
Nel pieno della polemica e delle reazioni istituzionali, restano le parole semplici dell’agente ferito: “Ho fatto solo il mio dovere”. Una frase che sintetizza il clima di quelle ore e il prezzo pagato da chi, quel giorno, era in strada per garantire la sicurezza.

















