venerdì, Aprile 24

Sondaggi politici: la nuova supermedia, a quanto arriva Vannacci

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Lega in leggera ripresa, Vannacci vola verso il 4%

La Lega di Matteo Salvini si porta al 7,3%, guadagnando un decimo. Non è un risultato entusiasmante, ma segnala che il calo si è forse fermato. Ben più vistosa la performance di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, che sale al 3,5% con un +0,2% e si avvicina al 4% in alcune rilevazioni. Il partito fondato dall’ex generale è ormai stabilmente sopra il 3% — un risultato che inizia ad avere un peso specifico nelle dinamiche di coalizione. Vannacci, però, non fa parte dell’alleanza di centrodestra: il suo rapporto con il governo Meloni resta ambiguo, fatto di ultimatum pubblici e negoziati silenziosi.

Nel campo largo: Pd cala, M5S sale, Renzi vola

Nell’opposizione i movimenti sono più marcati. Il Partito Democratico scende al 22,4% con un -0,2% — un calo che arriva dopo un periodo di crescita seguito al referendum, e che potrebbe essere il segnale di un assestamento. Lo stesso andamento registra Alleanza Verdi-Sinistra, che scende al 6,2%.

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In controtendenza il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte, che sale al 12,8% con un +0,1%. La crescita più significativa, però, arriva da Italia Viva di Matteo Renzi: +0,3% in due settimane, fino al 2,6%. Un movimento che, per un partito che aveva toccato minimi storici, è tutt’altro che trascurabile. +Europa completa il quadro all’1,5%.

La tabella completa

Partito%Variazione
Fratelli d’Italia28,2%▲ +0,1%
Partito Democratico22,4%▼ -0,2%
Movimento 5 Stelle12,8%▲ +0,1%
Forza Italia8,3%▼ -0,3%
Lega7,3%▲ +0,1%
Alleanza Verdi e Sinistra6,2%▼ -0,1%
Futuro Nazionale (Vannacci)3,5%▲ +0,2%
Azione3,0%▬ stabile
Italia Viva2,6%▲ +0,3%
+Europa1,5%▬ stabile
Noi Moderati1,1%▲ +0,1%

Due coalizioni aperte e senza guida

Il dato finale che emerge dalla Supermedia non è solo la distanza tra i due schieramenti. È la loro frammentazione interna. Nel centrodestra c’è chi guarda a Vannacci come possibile alleato e chi vorrebbe integrare Azione di Carlo Calenda. Nel campo largo non esiste ancora un programma elettorale condiviso, né una figura di leadership unica riconosciuta da tutti i partiti. Mezzo punto di vantaggio su carta che, in un’aula elettorale, potrebbe cambiare significato completamente.

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