giovedì, Febbraio 12

Heraskevych squalificato dalle Olimpiadi Milano-Cortina 2026: escluso per il casco contro la guerra

Secondo quanto riferito dal portavoce Mark Adams, all’atleta sarebbe stata proposta una soluzione alternativa: indossare una fascia nera al braccio come segno di lutto. Ma Heraskevych avrebbe rifiutato, sostenendo che il casco fosse l’unico spazio realmente visibile nella disciplina dello skeleton, dove il volto dell’atleta è coperto e la testa è protagonista delle riprese televisive.

Il Cio ha parlato di decisione presa con “compassione e comprensione”, ribadendo che agli atleti resta la possibilità di esprimersi in conferenza stampa o in contesti non legati direttamente alla competizione.

I nomi che voleva portare in pista

Tra gli atleti che Heraskevych voleva ricordare figurano:

  • Alina Perehudova, promessa del sollevamento pesi uccisa a Mariupol;
  • Pavlo Ischenzo, pugile caduto nei primi giorni di servizio;
  • Oleksiy Loginov, portiere di hockey morto in combattimento;
  • Ivan Kononenko, sollevatore di pesi caduto a Bakhmut;
  • Mykyta Kozubenko, tuffatore ucciso a Mykolayv;
  • Daria Kurdel, danzatrice sportiva morta sotto i bombardamenti;
  • Yevhen Malyshev, biathleta;
  • Dmytro Sharpar, pattinatore artistico e compagno di squadra dello stesso Heraskevych.

Per l’atleta ucraino, quel casco sarebbe stato un tributo visibile a chi non potrà mai più competere.

Un precedente che pesa

Non è la prima volta che Heraskevych utilizza il palcoscenico olimpico per lanciare un messaggio. A Pechino 2022 aveva mostrato un cartello con la scritta “No War!”, pochi giorni prima dell’inizio dell’invasione russa.

Anche a Milano-Cortina, dove era stato designato come portabandiera della delegazione ucraina, aveva espresso forti critiche per la presenza di atleti russi e bielorussi sotto la sigla di “Atleti Individuali Neutrali”.

La reazione di Kiev

La decisione del Cio ha provocato dure reazioni in Ucraina. Il presidente Volodymyr Zelensky ha difeso pubblicamente l’atleta, sostenendo che ricordare il prezzo umano della guerra non possa essere considerato propaganda politica ma un richiamo ai valori di pace dello sport.

Nel villaggio olimpico Heraskevych ha annunciato ricorso contro la squalifica, definendo l’esclusione un tradimento verso chi ha perso la vita e non potrà mai più scendere in pista.

Sport e neutralità: un confine sempre più fragile

Il caso riapre un dibattito storico: dove termina la neutralità sportiva e dove inizia il diritto alla testimonianza? Dalle proteste di Mexico ’68 fino alle recenti manifestazioni simboliche nei Giochi moderni, il confine tra gesto politico e memoria civile resta sottile.

A Milano-Cortina 2026 la linea del Cio è stata netta: nessun messaggio sul campo di gara. Ma la guerra in Ucraina continua a entrare, direttamente o indirettamente, anche nelle arene olimpiche.

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