Il pullman è stato sequestrato e sarà oggetto di un’accurata perizia tecnica. Le indagini sono coordinate dalla Procura, che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. L’obiettivo è comprendere se vi siano responsabilità umane, meccaniche o strutturali dietro questa tragedia.
L’autopsia e il mistero del decesso
Uno degli elementi determinanti sarà l’autopsia sul corpo di Nicola Di Carlo. Se verrà riscontrata la presenza di acqua nei polmoni, significherà che l’uomo è morto per annegamento. In caso contrario, si potrebbe ipotizzare un malore fulminante precedente all’impatto.
Si attendono anche le analisi tossicologiche e cardiologiche, che potrebbero rivelare patologie pregresse. Di Carlo era considerato un autista esperto e stimato, con una lunga carriera alle spalle e una reputazione impeccabile.
Il muretto sotto accusa
Un altro elemento sotto osservazione è la tenuta del muretto lungo il fiume. La barriera non ha retto l’urto del pullman, lasciando il mezzo precipitare nel Po. Ora gli inquirenti vogliono capire se quella struttura fosse realmente adeguata o se ci siano state negligenze da parte dell’amministrazione comunale nella sua manutenzione.
Il Comune di Torino rischia di finire coinvolto nell’indagine, soprattutto se dovessero emergere segnalazioni pregresse su potenziali rischi in quel tratto di strada panoramica molto frequentata anche da pedoni e ciclisti.
Una seconda inchiesta: la bici nel fiume
Nel frattempo, la Procura ha aperto un secondo fascicolo su un episodio avvenuto lo stesso giorno: una bicicletta è stata lanciata nel Po dal Lungo Dora. Il gesto, ritenuto pericoloso e irresponsabile, avrebbe potuto causare ulteriori danni o complicare le operazioni di soccorso.
Gli inquirenti stanno valutando se vi sia una correlazione tra i due episodi o se si tratti solo di una coincidenza inquietante. In ogni caso, la città è ora sotto shock e chiede risposte rapide e trasparenti.
La città sotto choc, ma unita
Torino è ferita. La morte di Nicola Di Carlo ha colpito profondamente non solo i colleghi dell’azienda per cui lavorava, ma anche centinaia di cittadini che hanno seguito le immagini drammatiche del bus inghiottito dal fiume. I messaggi di cordoglio continuano a riempire i social, mentre fiori e biglietti sono stati lasciati sul luogo dell’incidente.
Ma il tempo del lutto dovrà fare spazio anche a quello della giustizia. Troppe domande restano senza risposta, e solo un’indagine puntuale e trasparente potrà dare pace ai familiari e alla città.