Quando i tuoi stessi sostenitori iniziano a parlare di casa di riposo, qualcosa si è rotto in modo difficilmente riparabile. Donald Trump sta attraversando quello che molti osservatori definiscono il momento politicamente più pericoloso della sua presidenza — non per gli attacchi degli avversari, ma per le crepe che si stanno aprendo all’interno del suo stesso campo. In pochi giorni ha attaccato il Papa, pubblicato una foto con Gesù generata dall’intelligenza artificiale, demolito pubblicamente Meloni e alimentato una guerra con l’Iran senza una strategia chiara. Il risultato è un isolamento crescente che nemmeno la Casa Bianca riesce più a nascondere.
L’ex avvocato della Casa Bianca: “È un folle”
Le voci più pesanti non arrivano dai democratici, che da anni criticano Trump. Arrivano da chi lo ha servito, difeso e sostenuto. Ty Cobb, già avvocato della Casa Bianca durante il primo mandato di Trump, ha usato una parola sola per descrivere l’attuale condotta presidenziale: “folle”. Ha aggiunto che i post sui social media del presidente evidenziano un livello di instabilità psicologica che dovrebbe preoccupare chiunque abbia a cuore le sorti del Paese.
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Non è l’unico. Candace Owens, una delle voci più seguite dell’universo conservatore americano e per anni paladina del movimento MAGA, ha usato toni altrettanto duri per descrivere la condotta attuale di Trump. Quando persone come lei prendono le distanze, il segnale che arriva all’elettorato di riferimento è potenzialmente devastante.
La foto con Gesù e l’attacco al Papa: la rottura con i cattolici
La goccia che ha fatto traboccare il vaso, almeno sul fronte religioso, è stata la pubblicazione — poi rimossa — di una foto generata dall’intelligenza artificiale che ritraeva Trump in veste messianica. Un’immagine che ha scatenato proteste anche all’interno del mondo MAGA, con molti sostenitori che l’hanno definita una “blasfemia oltraggiosa”.
A questo si è aggiunto l’attacco frontale a Papa Leone XIV, il primo Pontefice americano della storia, definito da Trump “debole e pessimo” con l’affermazione che senza di lui non sarebbe mai stato eletto. Una mossa che ha colpito al cuore una parte fondamentale della sua base elettorale: i cattolici americani. John Yep dell’associazione Catholics for Catholics si è detto “sconcertato dal totale disprezzo” mostrato verso la loro fede. All’interno del Senato il disagio è palpabile, con leader repubblicani come John Thune che suggeriscono pubblicamente di evitare attacchi alle istituzioni religiose.
Il 25° emendamento torna sul tavolo
In questo clima i democratici hanno ripreso a invocare con forza l’applicazione del venticinquesimo emendamento della Costituzione americana, quello che prevede la rimozione del presidente in caso di incapacità a svolgere le proprie funzioni. Non è la prima volta che il tema viene sollevato nei confronti di Trump, ma il fatto che questa volta le voci critiche arrivino anche dall’interno del Partito Repubblicano dà alla