La decisione del governo di anticipare la data del voto non ha rallentato la mobilitazione popolare sul referendum relativo alla riforma Nordio. Al contrario, l’iniziativa ha registrato una nuova e significativa accelerazione. In poche ore, tra lunedì e martedì, la raccolta firme ha superato quota 380mila sottoscrizioni, avvicinandosi rapidamente alla soglia delle 500mila necessarie.
L’obiettivo dovrà essere raggiunto entro il 30 gennaio, data in cui scadranno i tre mesi dalla pubblicazione della legge in Gazzetta ufficiale. I promotori, un gruppo di 15 giuristi che hanno avviato la raccolta prima di Natale, parlano apertamente di un effetto boomerang: il cosiddetto “blitz” dell’esecutivo avrebbe finito per rafforzare, anziché indebolire, la partecipazione civica.
Il voto fissato prima della scadenza delle firme

Nonostante la raccolta sia ancora in corso, il Consiglio dei ministri ha deciso di fissare la data del referendum per domenica 22 e lunedì 23 marzo, accogliendo la richiesta già depositata dai parlamentari favorevoli alla consultazione. Una scelta che, secondo i promotori, contraddice la prassi costituzionale seguita in precedenti referendum, a partire dal 2001.
Il sospetto, condiviso da ampi settori dell’opposizione, è che l’esecutivo abbia voluto anticipare i tempi per sfruttare l’attuale vantaggio del fronte del Sì nei sondaggi, evitando che il clima politico possa mutare nelle settimane successive.
Il possibile ricorso: Tar, tribunale civile e Consulta
I giuristi promotori, rappresentati dall’avvocato Carlo Guglielmi, hanno annunciato l’intenzione di agire “in tutte le sedi giudiziarie” per contestare la scelta del governo, definita una violazione della legalità repubblicana.
La prima ipotesi sul tavolo è un ricorso urgente al Tar del Lazio, con l’obiettivo di ottenere una sospensione cautelare della decisione. Tuttavia, il referendum non è ancora formalmente indetto: l’atto definitivo dovrà arrivare dal Presidente della Repubblica, che potrebbe firmare il decreto nelle prossime ore.
















