lunedì, Luglio 6

«Lunedì telefono a Putin». Trump, momento cruciale diplomatico

Nella notte tra sabato e domenica, l’Ucraina ha subito uno dei più massicci attacchi aerei dall’inizio dell’invasione russa.

 

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Le forze armate russe hanno infatti lanciato ben 273 droni, una cifra che rappresenta un nuovo record assoluto dall’inizio del conflitto. I droni utilizzati erano di vario tipo, compresi i temuti Shahed di fabbricazione iraniana, noti per la loro capacità di colpire obiettivi con precisione kamikaze.

Secondo quanto riferito dall’Aeronautica militare ucraina tramite un comunicato pubblicato su Telegram, 88 di questi droni sono stati abbattuti, mentre altri 128 – considerati droni-esca – sono precipitati in aree disabitate. L’attacco ha coinvolto diverse regioni del Paese, colpendo in particolare le zone di Kiev, Donetsk e Dnipropetrovsk. Si tratta dell’assalto con droni più massiccio mai registrato, superando quello del 23 febbraio, quando furono impiegati 267 droni e missili balistici in contemporanea.

Domani il colloquio Trump-Putin per cercare un cessate il fuoco in Ucraina

In questo clima di forte tensione, domani – lunedì 19 maggio – è previsto un importante sviluppo diplomatico: l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato che parlerà telefonicamente con Vladimir Putin, presidente della Federazione Russa, per discutere un possibile cessate il fuoco nella guerra in Ucraina. Lo stesso Trump ha dichiarato tramite un post su Truth Social: “Speriamo sia una giornata decisiva. È ora di fermare questa guerra terribile, una guerra che non sarebbe mai dovuta iniziare. Che Dio ci benedica tutti!”.

Trump ha inoltre anticipato che dopo aver parlato con Putin, contatterà anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e diversi leader dei Paesi membri della NATO, per cercare una soluzione condivisa al conflitto. L’ex presidente ha sottolineato la necessità di mettere fine a una guerra che, secondo le sue stime, starebbe causando la morte di circa cinquemila soldati ogni settimana.

Pressione militare e stallo diplomatico: il difficile cammino verso la pace

Il contesto in cui avverrà questa telefonata è estremamente delicato. Pochi giorni fa si è infatti concluso, senza risultati concreti, il primo round di negoziati di pace tra delegazioni russe e ucraine, tenutosi a Istanbul. Nonostante le buone intenzioni iniziali e il coinvolgimento del presidente turco Recep Tayyip Erdogan come mediatore, l’incontro si è rivelato inconcludente.

Uno dei pochi risultati tangibili è stato un accordo per lo scambio di mille prigionieri per parte, un gesto di distensione accolto positivamente dal Segretario di Stato americano Marco Rubio. Rubio ha ribadito l’impegno degli Stati Uniti a sostenere un piano di pace duraturo e ha sottolineato l’importanza del cessate il fuoco come primo passo verso una vera trattativa.

Putin resta fermo sulle sue posizioni: Mosca vuole tutto

Nonostante le iniziative diplomatiche, il Cremlino continua a mostrare una linea intransigente. Il presidente Vladimir Putin, rappresentato nei colloqui dal capo delegazione Vladimir Medinskij, ha avanzato richieste che l’Ucraina non sembra disposta ad accettare: la piena annessione della Crimea, del Donbass, di Zaporizhzhia e di Kherson, l’impegno di neutralità militare da parte dell’Ucraina, e l’esclusione di ogni futura adesione a NATO o Unione Europea. Inoltre, la Russia pretende che non vengano stanziate truppe europee lungo i confini.

Queste condizioni sono considerate inaccettabili da Kiev, che teme che accettarle equivarrebbe a una capitolazione completa. Il presidente ucraino Zelensky, infatti, ha ribadito in più occasioni che senza sanzioni più dure e una maggiore pressione internazionale sulla Russia, il governo di Mosca non sarà disposto ad abbandonare l’aggressione militare.

La posizione europea: cautela e appelli all’unità

Dal lato europeo, le reazioni sono state variegate. Mentre il presidente francese Emmanuel Macron, intervenendo da Tirana, ha espresso fiducia nella capacità di Trump di fronteggiare la linea dura del Cremlino, le sue parole sono apparse più come un auspicio che una previsione concreta. Macron ha infatti dichiarato: “Sono certo che Donald Trump saprà affrontare il cinismo di Putin”, ma senza indicare una strategia chiara da parte dell’Europa.

Intanto, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha fatto sapere che la Russia presenterà presto una lista di precondizioni per avviare un cessate il fuoco, ma ha aggiunto che è ancora troppo presto per divulgarne i dettagli, in quanto le trattative sono riservate.

Trump, la carta (forse) decisiva

Molti analisti internazionali sostengono che Donald Trump potrebbe essere l’unico interlocutore occidentale che Putin considera seriamente, per ragioni sia politiche che personali. I due leader, per quanto diversi, condividono tratti comuni nello stile comunicativo e nella gestione del potere, cosa che potrebbe agevolare un eventuale dialogo diretto.

Tuttavia, resta da vedere se l’annunciata telefonata tra Trump e Putin sarà realmente in grado di cambiare l’attuale status quo. Lo stesso Peskov ha lasciato intendere che nulla è ancora certo, dichiarando: “Se un incontro o una conversazione diretta si renderanno utili, ve lo faremo sapere”.

Guerra, diplomazia e un fragile equilibrio

La situazione in Ucraina si conferma estremamente instabile. L’attacco con 273 droni nella notte scorsa è solo l’ennesima dimostrazione della volontà della Russia di continuare l’offensiva militare, mentre sul fronte diplomatico ogni passo avanti sembra subito vanificato da richieste irrealistiche o posizioni inconciliabili.

L’atteso colloquio tra Trump e Putin di lunedì potrebbe rappresentare un momento cruciale per la guerra in Ucraina. Se davvero si riuscisse a ottenere un cessate il fuoco, anche temporaneo, si potrebbe aprire la strada a un processo di pace più ampio. Ma per ora, tra attacchi aerei, trattative interrotte e tensioni internazionali, la pace appare ancora lontana.