La leva non torna, almeno non nel senso tradizionale della “naja”. Ma il ministro della Difesa Guido Crosetto sta lavorando a un progetto che potrebbe cambiare profondamente l’organizzazione della sicurezza nazionale: una leva volontaria, fatta di riservisti addestrati e pronti a intervenire in caso di crisi. Un modello già discusso negli anni scorsi e ora rilanciato alla luce dei programmi di Francia e Germania.
Non è servizio di leva: nasce la “riserva volontaria”

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L’obiettivo del ministero è creare una rete di cittadini formati, da affiancare alle Forze armate senza trasformarli in militari a tempo pieno. Parliamo di figure che nella vita quotidiana continuerebbero a svolgere il proprio lavoro, ma che in caso di emergenza nazionale potrebbero essere richiamate rapidamente.
Secondo il progetto, nella riserva entrerebbero:
- militari in congedo;
- ex VFP (volontari in ferma prefissata);
- ex guardie giurate e operatori della sicurezza privata;
- medici in pensione o in aspettativa;
- professionisti civili qualificati con competenze utili (tecnici, ingegneri, infermieri, operatori cyber).
Una volta selezionati, verrebbero sottoposti a cicli di formazione periodica e mantenuti in uno stato di pronta disponibilità per scenari di particolare gravità: guerra, attacchi informatici, calamità o crisi internazionali.
Il piano numerico: 10mila reclute subito, fino a 40mila in futuro
Il progetto iniziale prevede un corpo di circa 10mila volontari, con la possibilità di estendere l’organico fino a 40mila unità dopo una fase di valutazione. Sarà il Parlamento a fissare il numero definitivo.
I volontari non rimarrebbero in caserma: si tratta di un modello simile a quello delle riserve nei Paesi NATO, in cui gli “ausiliari” vengono addestrati e poi reinseriti nella vita quotidiana, ma restano mobilitabili a richiesta.
Perché Crosetto vuole potenziare le Forze armate
Il progetto della leva volontaria si affianca a un’altra iniziativa del ministero: l’aumento significativo del personale delle Forze armate.
La legge attuale fissa il limite massimo del personale della Difesa a 170mila unità, ma oggi i militari sono circa 160mila. Un tetto che per Crosetto è insufficiente.
Da settimane il ministro sottolinea la necessità di incrementare di almeno:
- 30-40mila militari operativi;
- 10-15mila specialisti in nuove tecnologie e sistemi avanzati;
- 5mila esperti dedicati esclusivamente alla sicurezza cyber e all’intelligenza artificiale.
Una richiesta emersa anche durante il Consiglio Supremo di Difesa del 17 novembre, presieduto da Sergio Mattarella, in cui è stato evidenziato l’impatto delle nuove tecnologie e dei conflitti contemporanei sulle capacità militari del Paese.
Italia, Francia e Germania: il ritorno della difesa civile
La proposta italiana arriva in un contesto europeo in cui diversi Paesi stanno tornando a riflettere sul ruolo della leva:
- la Francia ha annunciato il ripristino di un servizio di 10 mesi;
- la Germania vuole potenziare radicalmente le proprie forze, con l’ambizione di “diventare il primo esercito europeo entro il 2029”.
In questo quadro, l’Italia sta studiando un proprio modello: non reintrodurre la leva obbligatoria, ma creare una forza di riserva credibile, formata e integrabile nelle strutture militari del Paese in caso di necessità.
Un progetto strategico ma ancora tutto da definire
Il disegno di legge annunciato da Crosetto sarà discusso in Parlamento. L’impianto definitivo dovrà chiarire:
- tempi e modalità di reclutamento;
- durata della formazione;
- compensi e tutele per i volontari;
- compiti specifici assegnati alla riserva;
- interazione con i reparti professionali.
L’esecutivo punta a costruire una difesa moderna e flessibile, capace di affrontare crisi complesse in un mondo percepito come sempre più instabile.