Il caso Francesca Albanese torna a infiammare il dibattito politico italiano e internazionale. Dopo le frasi rilasciate sulla violenta incursione dei manifestanti pro-Palestina all’interno della redazione de La Stampa, definite dalla relatrice speciale dell’Onu «un monito per i giornalisti», anche le Nazioni Unite hanno preso nettamente le distanze.
Le parole di Albanese, già al centro di numerose polemiche negli ultimi anni, questa volta hanno generato imbarazzo persino nel Palazzo di Vetro. Un episodio che rischia di compromettere ulteriormente la sua credibilità istituzionale e il suo ruolo nei dossier legati ai Territori Palestinesi.
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L’Onu: «I giornalisti non devono mai subire violenza»
A sollevare la questione è stato il giornalista Mike Wagenheim di i24NEWS, che ha chiesto un commento diretto all’ufficio del Segretario Generale dell’Onu. La risposta del portavoce non lascia spazio a interpretazioni: «I relatori speciali diranno ciò che i relatori speciali hanno da dire», premette, sottolineando il loro status indipendente. Ma poi arriva la precisazione che pesa come un macigno.
«Il principio fondamentale del Segretario Generale è che i giornalisti non devono mai subire alcuna forma di violenza: fisica, verbale o intimidatoria».
Un messaggio che, pur senza citare direttamente Albanese, rappresenta una chiara presa di distanza dalle sue affermazioni sull’assalto alla redazione torinese, dove una folla aveva sfondato l’ingresso per contestare la linea del quotidiano sulla guerra in Medio Oriente.
Alcuni osservatori avevano chiesto addirittura il licenziamento della relatrice italiana. Una soluzione esclusa dall’Onu, ma che non attenua l’impatto politico della vicenda.
La reazione in Italia: Prodi attacca Albanese (e Bologna)
Il caso non è rimasto confinato a New York. In Italia le polemiche sono riesplose con forza, soprattutto dopo che il Comune di Bologna – amministrato dal centrosinistra – aveva deciso mesi fa di conferire ad Albanese la cittadinanza onoraria, mai consegnata ufficialmente proprio a causa delle controversie.
Questa volta è intervenuto anche Romano Prodi, che ha criticato sia Albanese sia la scelta del Comune: «Perseverare è diabolico. Albanese persevera, il Comune di Bologna non faccia altrettanto», ha dichiarato, un giudizio netto che ha avuto grande eco.
Non si è fatta attendere la replica del sindaco Matteo Lepore: «I consigli sono importanti, ma occorre rispettare le assemblee elette dai cittadini». Il primo cittadino ricorda che il Consiglio comunale «sta portando avanti il suo percorso», e che l’eventuale revoca dell’onorificenza è in discussione nelle sedi istituzionali competenti.
Cittadinanza onoraria, revoca possibile
Nelle ultime settimane il centrodestra – con l’appoggio di una parte del centrosinistra – ha iniziato a lavorare concretamente a un atto per revocare la cittadinanza onoraria alla relatrice Onu. L’assenza di una cerimonia ufficiale di consegna, unita alle polemiche ricorrenti e alle prese di posizione controverse, ha reso il dossier particolarmente delicato.
Il caso Albanese dunque prosegue tra tensioni diplomatiche, fratture interne e dibattito pubblico polarizzato. E l’intervento dell’Onu segna per molti osservatori una svolta nella percezione internazionale della figura della relatrice italiana.