A cinque giorni dalla notte di Capodanno che ha trasformato Crans-Montana in uno scenario di morte e distruzione, la tragedia continua ad allungare la sua ombra. L’incendio divampato all’interno di un locale gremito di giovani non ha lasciato soltanto numeri, ma una scia di vite spezzate, famiglie distrutte e comunità intere precipitate nello shock.
Quando sembrava che il bilancio avesse ormai raggiunto il suo punto più alto, è arrivata una nuova conferma destinata a rendere il dolore ancora più insopportabile: tra le vittime c’è anche il più giovane di tutti. Aveva soltanto 14 anni.
La vittima più giovane della strage
Il suo nome si aggiunge all’elenco delle quaranta persone che hanno perso la vita nel rogo di Crans-Montana. La notizia è stata diffusa nelle ultime ore e ha immediatamente superato i confini svizzeri, colpendo duramente anche il mondo dello sport francese.
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Il ragazzo era figlio di una figura di primo piano di una storica società calcistica francese, impegnata negli ultimi anni in una complessa fase di risanamento economico. Una tragedia che, ancora una volta, dimostra come l’incendio non abbia risparmiato nessuno, nemmeno i più giovani.
Il comunicato e il dolore del mondo sportivo
In una nota carica di commozione, il club ha espresso «profondo dolore e immensa tristezza» per la scomparsa del ragazzo, sottolineando come la perdita colpisca non solo una famiglia, ma un’intera comunità sportiva.
È stato annunciato che, in occasione della prossima partita ufficiale, verrà osservato un momento di raccoglimento in sua memoria. Un gesto simbolico, ma potente, per ricordare una vita spezzata troppo presto.
Una vita tra Francia e Svizzera
Secondo quanto ricostruito, il giovane viveva tra Francia e Svizzera. Dopo la perdita della madre, si era trasferito per vivere con il padre, senza mai abbandonare la sua più grande passione: il calcio.
Aveva iniziato a giocare fin da bambino nelle giovanili di una squadra francese, per poi proseguire il suo percorso sportivo in un club svizzero. Anche queste società hanno voluto manifestare pubblicamente la loro vicinanza alla famiglia, parlando di una ferita che va oltre il campo da gioco.
Una tragedia che continua a crescere
Con la conferma della sua morte, la strage di Crans-Montana mostra ancora una volta il suo volto più crudele. Ogni nome che emerge non è solo un numero in un bilancio, ma una storia interrotta, un futuro cancellato, un vuoto che resterà.
A distanza di giorni, mentre le indagini cercano di chiarire responsabilità e falle nella sicurezza, il dolore continua ad allargarsi. Crans-Montana non è più soltanto una località alpina: è diventata il simbolo di una ferita collettiva che attraversa confini, famiglie e generazioni.



















