Se si votasse oggi, vincerebbe il centrosinistra. È questo il dato più rilevante della nuova Supermedia elaborata da Youtrend per Agi, che raccoglie e media i principali sondaggi politici italiani. Un vantaggio contenuto — circa mezzo punto percentuale — ma che, in un sistema politico così frammentato e in equilibrio precario, vale come una fotografia fedele di dove si trovano gli schieramenti dopo la stagione del referendum sulla giustizia e la crisi scatenata dalla guerra in Iran.
Il quadro generale: 45,3% contro 44,9%

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Il campo largo — Pd, M5S, AVS, Italia Viva, +Europa — raccoglie nella media dei sondaggi il 45,3% dei consensi. Il centrodestra — FdI, Lega, Forza Italia, Noi Moderati — si ferma al 44,9%. Mezzo punto di distanza che, considerate le variabili della legge elettorale e i margini di errore statistico, non garantisce nulla. La competizione è aperta. E soprattutto sono aperte le coalizioni — nessuna delle due è davvero compatta, né sul piano politico né su quello dei programmi.
FdI si stabilizza: la nuova soglia è il 28%
Fratelli d’Italia è al 28,2%, con una crescita di un decimo rispetto alla rilevazione precedente. Una variazione minima che racconta di un partito che, dopo un periodo di calo legato alle turbolenze del governo — il referendum perso, la crisi interna, le conseguenze economiche della guerra in Iran — sembra aver trovato un punto di assestamento. La nuova soglia di riferimento, sotto cui non scendere, sembra essere il 28%. Lontano dai picchi del passato, ma ancora primo partito italiano con un margine significativo.
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Forza Italia in difficoltà: -0,3% e l’enigma Berlusconi
La situazione più complicata nel centrodestra è quella di Forza Italia, scesa all’8,3% con una perdita di tre decimali. Un segnale di difficoltà che arriva in un momento già delicato per il partito. La famiglia Berlusconi ha recentemente fatto sostituire i capigruppo di Camera e Senato — Paolo Barelli e Maurizio Gasparri, diventati rispettivamente sottosegretario di governo e presidente della commissione Esteri — ma resta da capire se questi movimenti siano stati la causa o l’effetto del calo nei consensi. Una domanda che il partito dovrà rispondere nelle prossime settimane.
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Lega in leggera ripresa, Vannacci vola verso il 4%
La Lega di Matteo Salvini si porta al 7,3%, guadagnando un decimo. Non è un risultato entusiasmante, ma segnala che il calo si è forse fermato. Ben più vistosa la performance di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, che sale al 3,5% con un +0,2% e si avvicina al 4% in alcune rilevazioni. Il partito fondato dall’ex generale è ormai stabilmente sopra il 3% — un risultato che inizia ad avere un peso specifico nelle dinamiche di coalizione. Vannacci, però, non fa parte dell’alleanza di centrodestra: il suo rapporto con il governo Meloni resta ambiguo, fatto di ultimatum pubblici e negoziati silenziosi.
Nel campo largo: Pd cala, M5S sale, Renzi vola
Nell’opposizione i movimenti sono più marcati. Il Partito Democratico scende al 22,4% con un -0,2% — un calo che arriva dopo un periodo di crescita seguito al referendum, e che potrebbe essere il segnale di un assestamento. Lo stesso andamento registra Alleanza Verdi-Sinistra, che scende al 6,2%.
In controtendenza il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte, che sale al 12,8% con un +0,1%. La crescita più significativa, però, arriva da Italia Viva di Matteo Renzi: +0,3% in due settimane, fino al 2,6%. Un movimento che, per un partito che aveva toccato minimi storici, è tutt’altro che trascurabile. +Europa completa il quadro all’1,5%.
La tabella completa
| Partito | % | Variazione |
|---|---|---|
| Fratelli d’Italia | 28,2% | ▲ +0,1% |
| Partito Democratico | 22,4% | ▼ -0,2% |
| Movimento 5 Stelle | 12,8% | ▲ +0,1% |
| Forza Italia | 8,3% | ▼ -0,3% |
| Lega | 7,3% | ▲ +0,1% |
| Alleanza Verdi e Sinistra | 6,2% | ▼ -0,1% |
| Futuro Nazionale (Vannacci) | 3,5% | ▲ +0,2% |
| Azione | 3,0% | ▬ stabile |
| Italia Viva | 2,6% | ▲ +0,3% |
| +Europa | 1,5% | ▬ stabile |
| Noi Moderati | 1,1% | ▲ +0,1% |
Due coalizioni aperte e senza guida
Il dato finale che emerge dalla Supermedia non è solo la distanza tra i due schieramenti. È la loro frammentazione interna. Nel centrodestra c’è chi guarda a Vannacci come possibile alleato e chi vorrebbe integrare Azione di Carlo Calenda. Nel campo largo non esiste ancora un programma elettorale condiviso, né una figura di leadership unica riconosciuta da tutti i partiti. Mezzo punto di vantaggio su carta che, in un’aula elettorale, potrebbe cambiare significato completamente.