Il mistero della terza sedia sparita tra Trump e Zelensky a San Pietro: a chi era destinata?
Leggi anche:La Francia accusa la Russia di un attacco ibrido contro l’Europa: convocati gli ambasciatori di Mosca
Leggi anche:Perché l’Iran ha chiuso di nuovo Hormuz: l’articolo 5, il patto con l’Oman e la guerra che non si spegne
Leggi anche:Spari al festival della salsa a Toronto: due morti e sei feriti, killer in fuga
Un piccolo mistero ha attirato l’attenzione dei media internazionali durante il breve ma intenso incontro tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky.
L’episodio è avvenuto ieri tra le monumentali navate della Basilica di San Pietro, in occasione dei funerali di Papa Francesco. Protagonista, oltre ai due leader, una terza sedia che, inspiegabilmente, è scomparsa poco prima dell’inizio del colloquio ufficiale. A chi era destinata questa misteriosa terza sedia?
Il contesto: Trump e Zelensky di nuovo faccia a faccia
Due mesi dopo il turbolento incontro avvenuto nello Studio Ovale della Casa Bianca, Donald Trump e Volodymyr Zelensky si sono ritrovati uno di fronte all’altro. Questa volta, però, la cornice era molto diversa: la solennità e il silenzio sacro della Basilica di San Pietro, poco prima della cerimonia funebre per Papa Francesco.
Il loro colloquio è durato circa quindici minuti. Entrambi lo hanno definito “costruttivo” e le immagini del faccia a faccia hanno rapidamente fatto il giro del mondo. Le fotografie li mostrano seduti su due semplici sedie dorate con spalliere in raso rosso, collocate una di fronte all’altra. I due presidenti si guardano intensamente negli occhi, piegati l’uno verso l’altro, con le mani strette tra le gambe: un’immagine potente, quasi da confessionale.
La terza sedia: un dettaglio che non passa inosservato
Proprio dietro Trump e Zelensky, prima dello scatto ufficiale, un prelato si intravede mentre sistema una terza sedia. Tuttavia, nessuno vi si siederà mai. Subito dopo, infatti, quella sedia verrà spostata e rimossa dalla scena. Questo piccolo gesto, apparentemente insignificante, ha scatenato numerose domande e speculazioni: chi doveva sedersi sulla terza sedia? Perché è stata rimossa?
Macron, Starmer e la scena iniziale
Il video diffuso dalla presidenza ucraina offre alcuni indizi interessanti. Prima che Trump e Zelensky si accomodino per il loro colloquio, si vede chiaramente il presidente francese Emmanuel Macron avvicinarsi ai due leader. Dopo alcune strette di mano cordiali, viene predisposta la scena con tre sedie, suggerendo un possibile dialogo a tre.
Successivamente, anche il primo ministro britannico Keir Starmer si unisce al gruppo. I quattro leader vengono ripresi mentre si scambiano parole e sorrisi, in un momento di apparente distensione diplomatica. In quegli istanti, le tre sedie sembrano preparate per ospitare una conversazione più ampia. Tuttavia, poco dopo, le dinamiche cambiano.
L’intervento di Monsignor Sapienza
Dopo una breve interruzione nel video, le immagini riprendono mostrando soltanto Trump e Zelensky seduti uno di fronte all’altro. La terza sedia è scomparsa. L’autore del gesto è stato identificato: si tratta di monsignor Leonardo Sapienza, reggente della Prefettura della Casa Pontificia. È lui a intervenire, spostando la sedia in eccesso e liberando l’area per un dialogo più intimo.
Secondo quanto si ipotizza, Monsignor Sapienza avrebbe intuito il desiderio dei due presidenti di avere un confronto più diretto e riservato, senza la presenza di altri interlocutori. Un gesto discreto ma eloquente, che avrebbe reso possibile uno scambio franco e immediato tra Trump e Zelensky.
Nessun interprete: un dialogo diretto
Anche questo dettaglio non è passato inosservato: il colloquio tra Trump e Zelensky è avvenuto senza l’ausilio di interpreti. Del resto, anche durante il recente incontro alla Casa Bianca con il vicepresidente J.D. Vance, i leader avevano scelto di comunicare senza mediatori linguistici.
La scelta di dialogare direttamente suggerisce la volontà di ridurre al minimo le incomprensioni e le interferenze, creando un canale di comunicazione più autentico. Nonostante le difficoltà linguistiche, entrambi sembrano aver trovato un terreno comune di discussione.
A chi era destinata davvero la terza sedia?
Rimane il mistero sulla vera destinazione della terza sedia. Alcuni sostengono che fosse riservata a Emmanuel Macron, che è stato il primo a raggiungere Trump e Zelensky. Altri invece ipotizzano che fosse destinata a Keir Starmer, giunto poco dopo.
In ogni caso, sia Macron che Starmer hanno poi avuto colloqui separati con Zelensky. I leader si sono incontrati successivamente, lontano dalle telecamere, per discutere delle relazioni tra Ucraina ed Europa e delle strategie comuni da adottare nei confronti della guerra e della ricostruzione post-bellica.
Le reazioni internazionali
L’incontro tra Trump e Zelensky a San Pietro è stato interpretato come un segnale importante in un momento di grande tensione globale. Dopo mesi di rapporti difficili, il fatto che i due leader abbiano trovato il tempo e lo spazio per un colloquio diretto è stato visto come un passo verso un dialogo più costruttivo.
Tuttavia, non sono mancate le speculazioni e i retroscena. Alcuni analisti politici vedono nella rimozione della terza sedia un simbolo: la volontà di Trump e Zelensky di escludere temporaneamente l’Europa dal loro dialogo, preferendo un confronto bilaterale più incisivo.
Monsignor Sapienza, il “regista” silenzioso
Figura chiave di questa scena è senza dubbio Monsignor Leonardo Sapienza. Già noto per il suo ruolo nella gestione degli incontri ufficiali in Vaticano, Sapienza ha dimostrato ancora una volta grande sensibilità istituzionale. Il suo gesto di rimuovere la terza sedia, compiuto senza clamore ma con tempismo perfetto, ha contribuito a creare il clima ideale per un colloquio franco tra i due presidenti.
Non è la prima volta che monsignor Sapienza si distingue per la sua capacità di leggere al volo la situazione e di adattare l’ambiente alle esigenze dei protagonisti della scena diplomatica. La sua presenza discreta ma essenziale è stata notata e apprezzata da osservatori e commentatori internazionali.

