È morto a Palermo l’ex dirigente di polizia e numero tre del Sisde Bruno Contrada, all’età di 94 anni. Napoletano di nascita ma palermitano d’adozione, aveva trascorso tutta la sua carriera nel capoluogo siciliano, percorrendo in tre decenni tutte le tappe dell’investigatore — da dirigente di polizia ad alto funzionario dei servizi segreti — in uno dei periodi più bui e sanguinosi della storia italiana.

Poi l’arresto, il processo, la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa, il carcere, i domiciliari, la fine pena. E infine, negli ultimi anni, la battaglia giudiziaria per ottenere quello che non aveva mai smesso di chiedere: “Voglio l’onore che mi hanno tolto.”
La storia di Bruno Contrada è una delle più controverse della storia giudiziaria italiana: un uomo delle istituzioni che per decenni aveva lavorato contro la mafia, poi accusato di averla favorita. Un processo lungo, tormentato, ribaltato più volte tra condanne e assoluzioni, e infine finito davanti alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, che aveva dato ragione a Contrada su un punto fondamentale. Una vicenda che ancora oggi divide l’opinione pubblica e che ha segnato in modo indelebile la storia dell’antimafia italiana.

Chi era davvero Bruno Contrada? E perché la sua storia fa ancora così discutere?
Bruno Contrada aveva costruito la sua carriera a Palermo negli anni più difficili, quelli in cui Cosa Nostra uccideva poliziotti, magistrati e politici con una frequenza che sembrava inarrestabile. Aveva lavorato fianco a fianco con i grandi nomi dell’antimafia siciliana, era considerato uno dei più abili investigatori della sua generazione. La sua ascesa lo aveva portato fino al vertice del Sisde — il servizio segreto civile italiano — dove aveva ricoperto il ruolo di numero tre.
Fu in questo contesto che, la vigilia di Natale del 1992 — l’anno delle grandi stragi palermitane che avevano ucciso Giovanni Falcone e Paolo Borsellino — Contrada venne arrestato con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. L’accusa: aver favorito Cosa Nostra durante gli anni della sua attività istituzionale, tra il 1979 e il 1988.



















