Carlo Calenda
parla di «figura di cui la sinistra dovrà vergognarsi», mentre la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno chiede ad Albanese di «comprendere la gravità di ciò che dice».
Da Fratelli d’Italia arriva anche la perplessità del deputato Alfredo Antoniozzi: «Che significa “monito”? Che i giornalisti devono stare attenti a ciò che scrivono?».
Il post di Albanese: “Condanno la violenza, ma la rabbia verso il sistema mediatico è comprensibile”
Nel pomeriggio Albanese è tornata sul tema con un lungo post su Facebook. «Condanno fermamente gli attacchi e esprimo solidarietà alla redazione», scrive la relatrice Onu.
Ma ribadisce un punto che ha fatto infuriare il mondo politico: «La rabbia verso un sistema mediatico che distorce la realtà è comprensibile. La violenza va respinta, perché finisce per rafforzare chi opprime».
E rilancia: «Le migliaia di piazze che hanno detto no all’economia di guerra restano oscurate da una singola notizia. Invito tutti a resistere nello spirito palestinese di Sumud».
Il contesto: 34 denunciati e un Paese che discute
Il raid avvenuto nella sede de La Stampa ha portato alla denuncia di 34 persone. L’irruzione, con lancio di letame e scritte contro i giornalisti, ha scosso l’opinione pubblica e riacceso il tema della tutela delle redazioni durante i momenti di tensione sociale.
La Procura di Torino prosegue nelle indagini mentre il mondo politico chiede una risposta compatta contro la violenza e in difesa della libertà di stampa. Le parole di Albanese, invece, hanno aperto un fronte diplomatico e istituzionale ancora più ampio. Il caso è destinato a far discutere ancora a lungo.



















