La morte di Rachel Cooke, giornalista e critica gastronomica inglese, sconvolge il mondo dell’informazione e della cultura. Aveva 56 anni e da tempo combatteva contro il cancro, una battaglia che negli ultimi mesi l’aveva tenuta lontana dalla redazione di The Observer, la sua casa professionale per oltre venticinque anni. La notizia è stata accolta come un lutto terribile da colleghi, scrittori e lettori che negli anni avevano imparato a riconoscere la sua voce unica: ironica, colta, profondamente umana.
Una firma che univa cibo, memoria e cultura Per Cooke il cibo non era solo nutrimento: era narrazione, comunità, identità. I suoi pezzi riuscivano a raccontare una ricetta come se fosse un frammento di vita, un ponte tra generazioni, un modo per interpretare il presente partendo dall...