Anche l’Egitto, uno dei principali produttori della regione, è stato costretto a ricorrere al mercato internazionale acquistando materie prime a prezzi molto più elevati.
Secondo diversi analisti internazionali, questa situazione rischia di generare una crisi di approvvigionamento globale, soprattutto in vista della stagione delle semine primaverili nell’emisfero nord.
Il rischio di un aumento dei prezzi alimentari
Il problema principale riguarda i tempi. Le settimane che precedono la semina primaverile sono decisive per l’agricoltura mondiale. Se gli agricoltori non riusciranno ad acquistare fertilizzanti entro la primavera, molti saranno costretti a ridurre le superfici coltivate.
Questo significherebbe una diminuzione dei raccolti nei prossimi mesi e quindi un aumento dei prezzi alimentari sugli scaffali dei supermercati.
Secondo diversi osservatori economici, l’inflazione alimentare potrebbe diventare uno degli effetti più pesanti del conflitto in Medio Oriente. Dopo l’aumento dei prezzi dei carburanti, il rischio è che anche il costo del cibo subisca un’impennata significativa.
Le conseguenze potrebbero essere ancora più gravi nei Paesi più vulnerabili, dove la disponibilità di fertilizzanti incide direttamente sulla produzione agricola e sulla sicurezza alimentare.
Anche in caso di una riapertura rapida dello Stretto di Hormuz, gli esperti sottolineano che i tempi logistici della distribuzione renderebbero difficile recuperare la stagione agricola ormai compromessa.


















