“Le terre occupate ci appartengono”, ha ribadito, riferendosi sia al Donbass che alla Crimea. Kyiv, ha spiegato, continuerà a combattere, anche per vie diplomatiche, ma senza mai accettare amputazioni territoriali.
Diplomazia armata e sanzioni più dure
Nel pensiero di Zelensky la diplomazia deve parlare il linguaggio della forza. Ha infatti sottolineato che Mosca comprende soltanto pressioni militari ed economiche. Per questo ha chiesto all’Occidente di continuare a fornire armamenti e di inasprire le sanzioni internazionali. Ogni segnale di apertura, ha spiegato, verrebbe letto dal Cremlino come un segno di debolezza.
Una guerra lunga, ma con una fine certa
Zelensky sa che il conflitto sarà ancora lungo, ma costruisce una narrazione chiara e determinata. Il nemico ha un volto e una scadenza: “Putin morirà presto”. È un messaggio rivolto agli ucraini e alla comunità internazionale, una profezia che è anche un atto politico. Solo dopo, forse, si potrà parlare di pace.
Nel frattempo, l’Ucraina resta ferma sulla sua posizione: nessuna resa, nessun compromesso, e soprattutto nessuna Russia dentro i confini ucraini.