Il Qatar ha già confermato ufficialmente il rientro di parte del personale statunitense dalla base aerea di Al-Udeid, uno snodo strategico fondamentale per le operazioni americane nella regione. Una decisione motivata esplicitamente con “l’aggravarsi delle tensioni regionali”.
Trump incita le piazze iraniane
Ad alimentare ulteriormente il clima esplosivo sono arrivate le parole del presidente americano, che ha lanciato un messaggio diretto ai manifestanti iraniani: “Continuate a protestare, il nostro aiuto è in arrivo”. Una frase interpretata da Teheran come un’ingerenza diretta e una provocazione.
Secondo le autorità iraniane, Washington starebbe cercando un pretesto per giustificare un’azione militare, sfruttando il caos interno e la repressione in corso.
La repressione interna e il blackout informativo
All’interno dell’Iran la situazione è drammatica. Le proteste contro il regime sono state soffocate con una violenza senza precedenti. Organizzazioni per i diritti umani parlano di migliaia di morti e arresti di massa, concentrati in pochi giorni.
Il Paese è isolato da un blackout quasi totale di internet che dura da oltre cinque giorni, mentre la magistratura ha annunciato processi sommari e condanne esemplari per i cosiddetti “nemici di Dio”.
Le reazioni internazionali e l’allarme italiano
La comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione. L’Italia ha convocato una riunione d’urgenza sulla sicurezza dei connazionali presenti in Iran, mentre la Cina ha ribadito la propria opposizione a qualsiasi intervento militare esterno.
Le prossime ore saranno decisive. Se il piano americano dovesse passare dalla minaccia all’azione, il Medio Oriente potrebbe precipitare in un conflitto dagli effetti imprevedibili, con ripercussioni globali sul piano politico, economico ed energetico.


















