martedì, Luglio 21

Garlasco, svolta nel caso Chiara Poggi: nella bocca tracce di Dna maschile mai analizzate

Una scoperta che potrebbe riaprire tutto

Nel caso Garlasco, uno dei delitti più controversi della cronaca italiana degli ultimi decenni, arriva una svolta inattesa e potenzialmente decisiva: sul tampone orale di Chiara Poggi, la 26enne uccisa nella sua abitazione il 13 agosto 2007, è stato individuato un profilo di Dna maschile sconosciuto, mai analizzato in 18 anni.

Il campione, prelevato durante l’autopsia dal medico legale Marco Ballardini, era stato conservato ma non sottoposto ad alcuna analisi genetica. Solo ora, su incarico del Tribunale di Pavia, la genetista forense Denise Albani lo ha esaminato, rilevando un profilo genetico Y — indicativo di un soggetto di sesso maschile — che non corrisponde né ad Alberto Stasi (ex fidanzato di Chiara e condannato in via definitiva), né al nuovo indagato Andrea Sempio.

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Un Dna sconosciuto nella bocca di Chiara: cosa significa

Il fatto che il Dna si trovi proprio nella bocca della vittima suggerisce un contatto diretto e potenzialmente violento tra Chiara e una terza persona di sesso maschile nelle fasi immediatamente precedenti o contestuali all’omicidio. Un dato inquietante, che mette in discussione l’intera ricostruzione giudiziaria del caso.

Secondo fonti vicine all’inchiesta, il profilo sarà ora amplificato per permettere eventuali confronti nelle banche dati italiane ed europee. Se dovesse emergere una corrispondenza, si potrebbe arrivare a identificare un nuovo possibile sospetto e aprire a una revisione del processo.

Un caso segnato da errori e omissioni

La presenza di un campione genetico così rilevante, rimasto inspiegabilmente inutilizzato per 18 anni, solleva dubbi pesanti sulla qualità delle indagini iniziali. Il tampone orale è stato prelevato regolarmente in sede autoptica, ma per motivi mai chiariti non è mai stato inserito nel circuito delle analisi forensi.

Questo dettaglio si aggiunge a una lunga lista di incongruenze e criticità che hanno caratterizzato il caso fin dall’inizio: la gestione della scena del crimine, i ritardi nei rilievi, le perizie contraddittorie, e soprattutto una condanna — quella ad Alberto Stasi — arrivata dopo anni di assoluzioni e ricorsi, e basata su indizi discussi, come l’assenza di sangue sulle scarpe o il mancato allineamento della pedalata in bicicletta.

La posizione di Stasi

Alberto Stasi

si trova attualmente in carcere con una condanna definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi. Nel corso degli anni, ha sempre proclamato la propria innocenza. La sua difesa ha più volte sollevato l’ipotesi della presenza di un terzo soggetto nella casa della vittima.

Nel 2017 è emerso il nome di Andrea Sempio, amico di Chiara, il cui Dna venne riscontrato su un’unghia della ragazza. Tuttavia, la sua posizione fu archiviata per mancanza di elementi sufficienti a collegarlo all’omicidio.

L’ipotesi dell’uomo ignoto

Con l’identificazione di un profilo maschile ignoto, gli inquirenti si trovano di fronte a un bivio: si tratta di una contaminazione? Di un soggetto ancora non identificato che potrebbe essere coinvolto nel delitto? Oppure di un contatto occasionale ma innocente?

Le prossime settimane saranno decisive: se l’amplificazione del Dna fornirà un’identità, il caso potrebbe subire una svolta clamorosa con l’eventuale riapertura del processo e una revisione della condanna di Stasi. In caso contrario, resterà l’ennesimo cold case segnato da dubbi, misteri e verità a metà.