martedì, Luglio 7

Accordo di Pace, Zelensky chiude ai “land swap”: “Non ci ritiriamo dal Donbass”

 

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Zelensky respinge gli scambi di territorio: “Il Donbass non si tocca”

putin zelensky

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato in modo netto e inequivocabile che l’Ucraina non si ritirerà dal Donbass nell’ambito di un eventuale accordo di pace con la Russia. L’affermazione arriva come risposta diretta alle recenti ipotesi di “land swap”, ossia scambi di territori, ventilate dall’ex presidente statunitense Donald Trump in vista di un possibile vertice con Vladimir Putin.

 

Durante un incontro con i giornalisti, Zelensky ha chiarito che una ritirata da posizioni chiave nell’est del Paese rappresenterebbe un pericolo strategico enorme. “Se oggi ci ritirassimo dalle nostre fortificazioni, dal nostro territorio e dalle alture che controlliamo, apriremmo una testa di ponte ai russi per una nuova offensiva”, ha spiegato.

 

Il rifiuto di Kiev agli “scambi di territorio”

Secondo fonti ucraine, Mosca avrebbe avanzato la richiesta di ottenere il controllo del restante 30% dell’oblast di Donetsk come condizione per un cessate il fuoco. Per il leader di Kiev, questa ipotesi è “incostituzionale” e costituirebbe “un invito a future aggressioni”. Zelensky ritiene infatti che ogni concessione territoriale alla Russia sarebbe interpretata da Mosca come un segnale di debolezza, incentivando ulteriori operazioni militari.

 

Sul fronte orientale, le forze russe stanno aumentando la pressione lungo l’asse Dobropillia–Pokrovsk, una zona strategica per il controllo dell’intera regione del Donbass. La situazione, già tesa, si aggrava alla vigilia di importanti appuntamenti diplomatici internazionali.

 

Le parole di Trump e la reazione di Kiev

Dagli Stati Uniti, Donald Trump ha lasciato intendere che durante il prossimo incontro con Vladimir Putin si potrebbe discutere di scambi di territori. Questa dichiarazione ha immediatamente suscitato irritazione non solo a Kiev, ma anche in diverse capitali europee. L’ipotesi viene vista come un possibile indebolimento della posizione occidentale, che fin dall’inizio del conflitto ha sostenuto l’integrità territoriale ucraina come principio non negoziabile.

 

Il vertice tra Trump e Putin è previsto per venerdì 15 agosto in Alaska. La Casa Bianca lo ha definito un “feel-out meeting”, ossia un incontro esplorativo per sondare le posizioni reciproche. Al momento, la partecipazione di Zelensky non è prevista.

 

Un’opportunità diplomatica per Putin

Per il presidente ucraino, la sola realizzazione di questo vertice rappresenta già una “vittoria personale” per il leader del Cremlino. “Putin esce dall’isolamento internazionale”, ha sottolineato Zelensky, evidenziando come la Russia non stia affatto preparando un cessate il fuoco, ma piuttosto nuove operazioni offensive.

 

Secondo Kiev, vi sono prove concrete di ridislocazioni militari russe che indicano piani per ulteriori attacchi. Movimenti di truppe, aumento di artiglieria e rinforzi logistici sarebbero in corso in diverse aree del fronte.

 

L’UE ribadisce il no a modifiche dei confini per via militare

Sul piano internazionale, i partner europei restano fermi: nessun cambiamento dei confini ottenuto con la forza può essere riconosciuto. L’Unione Europea insiste affinché l’Ucraina partecipi a pieno titolo a qualsiasi negoziato di pace e che eventuali accordi siano vincolati a garanzie concrete.

 

Alla luce dei recenti avanzamenti russi, Bruxelles spinge anche per l’introduzione di un meccanismo di sanzioni immediato e credibile, da applicare in caso di violazioni dell’eventuale intesa. L’obiettivo è evitare che un cessate il fuoco diventi solo una pausa tattica utile alla Russia per riorganizzarsi.

 

Le “linee rosse” di Zelensky

In attesa dell’incontro tra Trump e Putin, Zelensky ha voluto fissare pubblicamente i paletti della posizione ucraina. “Nessuna concessione territoriale”, ha ribadito. Le priorità di Kiev sono:

 

Un cessate il fuoco verificabile lungo le linee attuali.

 

Scambio di prigionieri su base “tutti per tutti”.

 

Rientro immediato dei minori deportati in Russia durante l’occupazione.

 

“La Russia non deve ricevere premi per l’aggressione”, ha aggiunto, sottolineando che la difesa dell’integrità territoriale non è solo una questione di sovranità nazionale, ma un precedente che influenzerà la stabilità internazionale per anni.

 

Il significato strategico del Donbass

Il Donbass non è soltanto un’area ricca di risorse minerarie e industriali. Dal punto di vista militare, le alture e le linee fortificate attualmente sotto controllo ucraino rappresentano barriere naturali contro eventuali offensive russe verso ovest. Cedere queste posizioni significherebbe aprire un corridoio per nuove operazioni e minacciare la sicurezza di altre regioni.

 

Per questo, ogni ipotesi di “land swap” viene considerata da Kiev un grave errore strategico. Gli analisti sottolineano che anche piccole concessioni territoriali possono alterare in modo significativo gli equilibri militari sul campo.

 

La posta in gioco diplomatica

Il vertice di metà agosto in Alaska, pur essendo presentato come un incontro esplorativo, rischia di avere ripercussioni rilevanti. Se da un lato potrebbe aprire spazi per un dialogo diretto tra Washington e Mosca, dall’altro potrebbe legittimare la Russia come interlocutore paritario nonostante l’aggressione in corso.

 

Per Kiev, l’esclusione dal tavolo principale sarebbe un segnale negativo. Le autorità ucraine temono che decisioni cruciali possano essere prese senza il loro coinvolgimento diretto, replicando dinamiche già viste in altri conflitti.

 

Le pressioni militari sul fronte orientale

Mentre la diplomazia si muove, sul terreno la situazione rimane tesa. Le truppe russe continuano a esercitare pressione lungo direttrici strategiche, in particolare nell’asse Dobropillia–Pokrovsk. Questo corridoio, se conquistato, potrebbe aprire la strada a un accerchiamento delle forze ucraine in alcune aree chiave del Donbass.

 

Fonti militari ucraine riferiscono di scontri intensi e di un aumento delle azioni di artiglieria. La resistenza ucraina, rafforzata da nuove fortificazioni e sistemi difensivi, sta rallentando l’avanzata russa, ma il rischio di sfondamenti resta alto.

 

Un conflitto che influenza la sicurezza globale

La posizione di Zelensky, così netta sul rifiuto di cessioni territoriali, è sostenuta non solo da motivazioni nazionali, ma anche dal timore di creare un pericoloso precedente internazionale. Se la comunità globale dovesse accettare modifiche di confini imposte con la forza, si aprirebbe la strada a nuove crisi in altre aree del mondo.

 

Per questo, l’Ucraina continua a chiedere sostegno politico, economico e militare ai partner occidentali, convinta che la sua resistenza sia parte di una più ampia battaglia per l’ordine internazionale basato sulle regole.