Non erano nella stessa stanza quando sono stati interrogati. È una procedura standard in Svizzera nei casi più delicati, ma nel caso del rogo di Crans-Montana assume un valore simbolico preciso: due versioni parallele, due ricostruzioni che gli inquirenti stanno ora passando al setaccio minuto per minuto.
Jacques Moretti e Jessica Moretti, proprietari del locale Le Constellation, sono indagati per omicidio plurimo, incendio colposo e lesioni colpose. Undici giorni dopo la notte di Capodanno che ha trasformato una festa in una strage, le loro parole diventano centrali per capire cosa è successo davvero.
Il racconto di Jacques Moretti: “Ho provato a salvarla”

Davanti agli inquirenti, Jacques Moretti ha raccontato di aver tentato disperatamente di soccorrere una delle giovani vittime. Ha dichiarato di aver provato a rianimare per oltre un’ora Cyane Panine, la cameriera di 24 anni morta tra fiamme e fumo.
«Ho cresciuto il suo fidanzato come fosse mio figlio», avrebbe detto. «Abbiamo tentato insieme finché sono arrivati i soccorsi. Poi ci hanno detto che era troppo tardi».
Un racconto drammatico, che però viene ora confrontato con altri elementi raccolti dagli investigatori, a partire dai video e dalle testimonianze dei sopravvissuti.
La versione di Jessica Moretti e l’inizio della serata
È la ricostruzione di Jessica Moretti a fornire il quadro più dettagliato delle ore precedenti all’incendio. Secondo quanto riferito, la serata di Capodanno al Constellation sarebbe iniziata senza alcun segnale di allarme.
La donna ha spiegato di essere arrivata nel locale intorno alle 22.30, trovando pochi clienti. Anche un’ora e mezza dopo, verso mezzanotte, il bar non sarebbe stato affollato. Solo dopo l’una del mattino, con il brindisi ormai alle spalle, il locale si sarebbe riempito progressivamente fino a raggiungere circa 100 persone, un numero inferiore alla capienza massima autorizzata di 200.
La ragazza col casco e i bengala: chi ha innescato l’incendio
Il punto di svolta della ricostruzione riguarda una figura diventata centrale nelle indagini: la ragazza ripresa nei video con un casco in testa, sollevata sulle spalle di un collega mentre regge una bottiglia con uno sparkler acceso.
Per giorni in molti si sono chiesti chi fosse. La risposta emersa dalle indagini ha spiazzato tutti: era una cameriera del locale.
Le cameriere, secondo quanto riferito, indossavano il casco proprio per proteggersi durante quel tipo di servizio scenografico. Una pratica che, stando alle dichiarazioni, non era quotidiana ma nemmeno un’eccezione assoluta.
«Non è una cosa che facevamo sempre. Non era la prima volta, però», avrebbe ammesso Jessica Moretti. «Non l’ho mai ordinato, ma non l’ho neanche mai impedito».
Una frase che pesa come un macigno, soprattutto alla luce dei filmati diffusi dall’emittente svizzera RTS, che già nel 2020 mostrerebbero l’uso abituale di bengala all’interno del locale, a pochi centimetri dai pannelli fonoassorbenti altamente infiammabili.
Il momento dell’innesco e la corsa contro il tempo
Jessica Moretti ha raccontato di aver percepito improvvisamente un movimento anomalo della folla. Subito dopo, una luce arancione nell’angolo del bar. Era il soffitto che stava prendendo fuoco.
Da quel momento tutto accelera. «Ho urlato “Fuori tutti!” e ho chiamato immediatamente i pompieri», avrebbe riferito. L’orario indicato è preciso: l’1.28.
Quasi nello stesso istante avrebbe chiamato il marito: «C’è del fuoco al Constel, vieni subito!».
Ma quei minuti, secondo gli investigatori, potrebbero essere stati decisivi. Il fumo, sprigionato in modo rapidissimo dai materiali del soffitto, avrebbe saturato il locale prima che tutti riuscissero a mettersi in salvo.
Minorenni nel locale e controlli insufficienti
Nelle dichiarazioni emerge anche un altro elemento sotto esame: la possibile presenza di minorenni all’interno del locale. I Moretti non lo avrebbero escluso.
«Facciamo il massimo per controllare», avrebbero spiegato. «Ma tra documenti falsi e situazioni che non conosciamo, non è impossibile».
Un’ammissione che apre nuovi scenari investigativi, soprattutto sul piano delle responsabilità nella gestione della sicurezza.
“Il dramma della mia vita”
Nel corso dell’interrogatorio, Jessica Moretti avrebbe pronunciato parole cariche di dolore: «È il dramma della mia vita. Non so come farò ad andare avanti».
Una frase che chiude simbolicamente una notte iniziata come una festa e conclusa come una tragedia che ha travolto decine di famiglie, segnando per sempre Crans-Montana.
Ora spetta alla magistratura svizzera stabilire se quell’inferno sia stato il frutto di una fatalità o l’esito prevedibile di pratiche pericolose tollerate nel tempo.


















