Oltre al greggio, lo stretto è cruciale anche per il trasporto di GNL (gas naturale liquefatto) e di merci strategiche. Un blocco prolungato potrebbe innescare una nuova crisi della logistica globale, con ritardi, carenze e aumenti dei costi che colpirebbero produzione, commercio e distribuzione.
Ma l’Iran rischia il boomerang economico
Chiudere Hormuz potrebbe essere una mossa controproducente per Teheran stessa. Lo ha detto chiaramente il vicepresidente USA J.D. Vance: “Chiudere Hormuz sarebbe un suicidio per l’Iran”. Il Paese esporta petrolio soprattutto verso Asia e Cina proprio attraverso quello snodo. Bloccandolo, perderebbe la sua principale fonte di reddito, già erosa da sanzioni internazionali e crisi interna.
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A differenza dell’Iran, potenze energetiche come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti dispongono di oleodotti alternativi verso il Mar Rosso, riducendo la loro esposizione. Teheran, invece, rischierebbe l’isolamento energetico totale.
Cosa succede ora: mercati appesi alla reazione iraniana
La proposta del Parlamento iraniano per chiudere Hormuz dovrà essere ora valutata dal Consiglio di Sicurezza Nazionale. Se approvata, l’Iran potrebbe procedere al blocco come ritorsione formale agli attacchi USA.
Lunedì 23 giugno sarà una giornata cruciale: le borse e i mercati energetici mondiali attendono segnali da Teheran e da Washington. Intanto, l’Europa corre ai ripari, con misure straordinarie per contenere i rincari e rafforzare le forniture alternative. Ma l’Italia, più esposta di altri, rischia una nuova ondata di crisi.