Crans-Montana, due giovanissimi italiani ancora gravi in Svizzera: non sono trasportabili

I genitori hanno deciso di affidarsi alla continuità delle cure nella struttura svizzera, ritenuta adeguata alla complessità del caso, rinviando ogni decisione futura a quando le condizioni saranno realmente stabili. Nel frattempo, la Protezione civile italiana mantiene un contatto costante con la famiglia, garantendo supporto logistico e assistenziale.

Gli altri feriti trasferiti in Italia

Diversa, ma comunque delicata, la situazione degli altri studenti italiani coinvolti nell’incendio. Tre coetanei del 16enne milanese sono stati trasferiti nei giorni scorsi all’ospedale Niguarda di Milano, dove restano in prognosi riservata.

Nel capoluogo lombardo sono complessivamente undici i feriti seguiti tra terapia intensiva, subintensiva e Centro grandi ustionati. La maggior parte di loro sono minorenni, con l’eccezione di due donne adulte. Tutti sono sottoposti a cure altamente specialistiche e a un monitoraggio continuo.

Negli ultimi giorni alcuni pazienti sono stati sottoposti a interventi chirurgici per la copertura delle ustioni mediante innesti di cute provenienti dalla Banca della pelle. Complessivamente sono stati utilizzati circa 13 mila centimetri quadrati di tessuto cutaneo, un dato che restituisce la gravità delle lesioni riportate.

In alcuni casi si registrano segnali iniziali di miglioramento, ma per almeno tre persone le condizioni restano critiche, soprattutto a causa dei gravi danni polmonari provocati dall’inalazione dei fumi. Per questi pazienti è ancora necessario il supporto della ventilazione meccanica.

Una battaglia che è solo all’inizio

Per i feriti non trasportabili, la priorità assoluta resta la stabilizzazione clinica. I medici ribadiscono la necessità di non forzare i tempi e di evitare spostamenti che potrebbero compromettere un percorso di cura che, per molti di loro, è solo all’inizio.

Mentre l’inchiesta sulla tragedia di Crans-Montana prosegue e le famiglie delle vittime chiedono verità e giustizia, per chi è sopravvissuto la sfida più urgente resta quella contro il tempo, il dolore e le conseguenze fisiche e psicologiche di una notte che ha segnato per sempre decine di giovani vite.

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