La risposta, inevitabilmente, è stata negativa. Manfredi non può alzarsi dal letto, né ricevere visite dagli studenti. I suoi amici, però, hanno incontrato la famiglia per portare messaggi, lettere e vicinanza, in un abbraccio silenzioso che attraversa la paura e il dolore.
Le condizioni cliniche
Dal punto di vista medico, il percorso è ancora lungo e complesso. Manfredi viene sottoposto ogni giorno a medicazioni che durano anche due ore e assume farmaci molto potenti per gestire il dolore. La comunicazione è resa difficile dalla mascherina protettiva, necessaria perché gola e polmoni sono stati gravemente danneggiati dall’incendio.
Proprio le vie aeree rappresentano l’aspetto più delicato nella cura dei ragazzi sopravvissuti al rogo. I medici parlano di una battaglia lenta, fatta di piccoli progressi e continui monitoraggi.
«Una luce in fondo al tunnel»
Il padre Umberto, dopo aver ascoltato le prime parole del figlio, ha parlato di «una luce in fondo al tunnel». Un’immagine fragile, ma carica di significato, mentre Manfredi resta sospeso tra il recupero fisico e una realtà che, presto o tardi, dovrà affrontare.
Il risveglio dal coma non cancella la tragedia di Crans-Montana, ma restituisce una voce a una delle sue vittime. Una voce che oggi chiede degli amici, ignara del silenzio che li ha inghiottiti quella notte.
















