Dal Cremlino, il portavoce Dmitry Peskov ha confermato l’apertura russa a soluzioni diplomatiche, pur ribadendo che gli obiettivi militari in Ucraina restano invariati. Secondo indiscrezioni riportate da Bloomberg, Putin punta a ottenere il controllo totale di Lugansk, Donetsk, Zaporizhzhia e Kherson entro la fine del 2025, rendendo molto difficile trovare un terreno comune per un’intesa duratura.
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Zelensky punta sulla diplomazia e coinvolge il Vaticano
Parallelamente, sul fronte diplomatico, il presidente ucraino Zelensky ha inviato a Trump una lettera contenente proposte di cooperazione economica e industriale. Tra i punti discussi emergono ipotesi di sospensione del processo di adesione alla NATO, nuovi investimenti internazionali in Russia e una presenza militare europea in Ucraina a garanzia degli accordi di sicurezza.
Proprio su questi temi si è concentrato anche l’incontro tra il vicepresidente americano JD Vance e Papa Leone XIV in Vaticano, dove si è parlato di diritto umanitario e di soluzioni negoziali che mettano al centro la protezione dei civili.
Verso una tregua o verso nuovi scontri?
La telefonata Trump-Putin potrebbe segnare l’inizio di un nuovo capitolo nei tentativi di risolvere la guerra in Ucraina. Ma i margini restano estremamente ridotti: da un lato Mosca non rinuncia ai suoi piani territoriali, dall’altro Kiev e gli alleati occidentali chiedono garanzie concrete prima di ogni concessione. Il prossimo mese sarà decisivo per capire se la tregua di 30 giorni proposta da Trump potrà davvero trasformarsi in qualcosa di più.
